Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

6 cose che impareremo, prima o poi

Comunque vada a finire, con un po’ di fortuna e di intelligenza da parte di tutti, quello che sta accadendo a Roma potrebbe essere utile e farci imparare qualcosa.

  1. Googlare non significa amministrare;
  2. Amministrare è diventare adulti, scendere dai tetti, smettere di urlare, sporcarsi le mani per cercare soluzioni possibili;
  3. Le idee sono buone o cattive solo se confrontate con la prova dei fatti: il resto è chiacchiericcio da limoncello post cena di fine estate;
  4. La guerra dello specchio riflesso (“tu puzzi”, “tu puzzavi da prima”, “ma tu puzzi puzzi”, “e tu allora puzzi puzzi puzzi”) allontana dalla politica le persone capaci lasciando tutto lo spazio ai professionisti del ring;
  5. L’informazione di garanzia è uno strumento che serve a tutelare la persona sottoposta ad indagini preliminari. Chi lo utilizza per scopi politici è un mentecatto;

6. La vita è, anche, quella cosa che accade quando siamo fuori dai social network.

 

Ieri non sono andato a votare

Ieri non sono andato a votare.

Me l’avessero detto due settimane fa avrei risposto che stavano scherzando.

Avevo letto il quesito, mi ero confrontato via whatsapp con il gruppo di amici storici, condiviso un amaro in un bicchiere di plastica con una persona che stimo e convinto sostenitore del sì, ripescato dalla memoria alcune esperienze lavorative del passato che mi avevano fatto incrociare il mondo delle risorse energetiche nel nostro Paese, analizzato le posizioni dei due comitati.

Pensavo quindi di andare al seggio. E votare no.

Poi tutto, ai miei occhi, è precipitato.

Non mi interessa, non è mio compito né ho le competenze per farlo, indicare di chi siano le responsabilità.

Ho solo assistito alla messa in scena della 198-sima puntata della guerra civile all’italiana.

Che sia un referendum, un campionato di calcio o la scelta di un tipo di caciocavallo le regole d’ingaggio non cambiano.

C’è chi tira una linea, segna il campo, mette i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, apre le curve, fa entrare gli ultras e in meno che non si dica tutto viene affogato in un indistinto rumore.

L’oggetto del contendere non conta più nulla.

L’importante è fare la voce più grossa, dimostrare quanto la si sappia più lunga di tutti, imbastire teoremi, retropensieri, insultare.

E io sono stanco.

Stanco e in profondo disagio.

Perché vorrei confrontarmi con chi la pensa in maniera diversa.

Capirne le ragioni  e le scelte che ne conseguono.

Magari le mie convinzioni resteranno intatte ma mi sarà passato tra le dita un pezzo di vita che non è la mia. E ai pezzi di vita si dà rispetto. Da qualunque parte provengano.

Ma questo non è stato possibile.

Non è più possibile.

Per cui ho preferito alzarmi e uscire dal campo.

E ho visto che non ero il solo.

 

P.S.

Non avrei voluto scrivere nulla. Poi mi hanno fatto leggere un post in cui si diceva che chi non è andato a votare poteva e doveva ritenersi un coglione. Non reputandomi tale mi è sembrato giusto scrivere due righe sul mio diario.

 

La vita bellissima

La politica, secondo la mia opinabilissima opinione, serve (anche) a normare esperienze e condizioni di vita che già esistono.

La legge Fortuna-Baslini nel ’70 non ha inventato la separazione tra coniugi ma ne ha normato il divorzio fornendo diritti alla parte più debole della coppia.

La 194 nel ’78 non ha inventato l’aborto ma ha tolto dalla clandestinità e messo in sicurezza l’interruzione volontaria di gravidanza.

Al contrario non avere ancora una legge sul fine vita serve solo a non ascoltare il bip continuo dei respiratori artificiali quando vengono staccati.

O l’aver varato una legge reazionaria sulla fecondazione assistita, smontata pezzo per pezzo dalle sentenze della Corte Costituzionale, ha solo alimentato i viaggi a/r verso paesi più civili.

Il testo di legge Cirinnà in discussione in questi giorni al Senato vuole solo normare qualcosa che è già presente nella vita di tutti i giorni delle persone.

Fatta di profumo di caffè al mattino in cucina, del “sbrigati che facciamo tardi a scuola”, del “che si mangia stasera?”, del tutti seduti sul divano a veder un film, dei carrelli della spesa al supermercato, dell’influenza che ci si attacca e si cura a vicenda, dei viaggi che si pianificano, dei sorrisi che ci si scambia, dei litigi che si fanno solo per abbracciarsi meglio quando si fa pace.

Dei figli che sono di chi li cresce.

Della vita bellissima con le persone che ami.

Auguri

Auguri di buon Natale al nostro Sindaco e a tutta la Giunta Comunale.

Auguri ai consiglieri comunali, di maggioranza e d’opposizione. Di destra, di sinistra e di centro.

Auguri ai numerosi candidati sindaci.

Auguri ai partiti e ai movimenti politici, ai loro militanti e ai loro segretari.

Auguri a tutti quelli che “fanno politica”.

Ma soprattutto auguri a chi ieri ha preso possesso delle nuove case popolari. Ne hanno davvero bisogno visto le condizioni nelle quali le hanno trovate.

Mozione alloro

Seguo con il sorriso le battaglie a suon di commenti su Facebook delle curve schierate a sostegno dei futuri candidati che si preparano a scendere in campo alle prossime amministrative. Con il sorriso perché credo che non portino da nessuna parte se non a radicalizzare lo scontro e a guardarsi sempre più in cagnesco mentre ritengo che abbiamo bisogno di altro.

Vogliamo provare allora a mettere in campo una mozione bipartisan che trovi tutti d’accordo e faccia scattare il gemellaggio?

La chiameremo “mozione alloro”.

Perché al contrario di quello che è stato affermato ieri nella trasmissione Alle falde del Kilimangiaro (a proposito: davvero bravissimi tutti i miei concittadini) nelle nostre gnumeredde suffuchete l’alloro non ci va, non ci è mai andato e mai ci andrà.

Questo non è il Vietnam

La lista 2015, personalissima, di libri da cui attingere per i prossimi regali di Natale.

Regole.

Lista suddivisa in capitoli. Ogni capitolo rispecchia una caratteristica di colui a cui il regalo è destinato. I libri indicati non sono tutti editi nel 2015: ce ne sono di più vecchi (e che costano anche meno).

Il libri andrebbero regalati in coppia: da soli rendono ma leggerli assieme aggiunge tanto.

 

Quelli che “una storia è una storia e il resto sono chiacchiere

Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino

Fabio Genovesi, “Chi manda le onde

 

Quelli che “la leva calcistica parecchio dopo la classe ‘68

Nadia Terranova, Gli anni al contrario

Angelo Mellone, Nessuna croce manca

 

Quelli che “Non ci sta un cavallo nelle poesie di Orlando

Maria Nardelli, Vengo a prendere un po’ d’aria

Carver, Blu oltremare

 

Quelli che “peggio di così non può andare

Francesca Fornario, La banda della culla

AA.VV. (a cura di Nicola Lagioia e Cristian Raimo), La qualità dell’aria

 

Quelli che “when we were young

Edoardo Nesi, L’estate infinita

David Nicholls, Un giorno

 

Quelli che “la sera della vigilia di Natale c’ho la partita di calcetto

Giorgio Burreddu, Fabio Cola e Alessandra Giardini, “Vuoto a vincere. Cabrini, Panatta, Chechi e altri campioni dello sport raccontano la paura dopo il successo

Giorgio Terruzzi, “Grazie Valentino. Lettera a un campione infinito

 

Quelle che “allo stronzo gli regalo due libri due da vero stronzo

Diego De Silva, Terapia di coppia per amanti

Francesco Piccolo, La separazione del maschio

 

Quelli che “alla stronza le regalo due libri due da vera stronza

Diego De Silva, Terapia di coppia per amanti

E niente, ci ho pensato un sacco ma non me ne viene in mente nessun’altro.

 

Io non so

Io non so perché accadono tragedie come quella di Parigi.

Io non so perché non ho tutti gli strumenti per poterlo capire.

E anche avendoli forse non capirei lo stesso.

Io non so cosa si dovrebbe fare adesso.

Io non so perché non sono un politico, né un esperto di geopolitica e o di intelligence. Men che meno capisco di strategie militari o bombardamenti e truppe d’assalto.

Io non so ma leggo che tantissimi sanno.

E che si accapigliano e litigano.

Sono ingegneri e sanno come si colpiscono gli obiettivi sensibili del nemico, sono parrucchieri e sanno come si media tra popoli in guerra, sono insegnanti e sanno cosa devono fare i servizi segreti.

E  se invece facessimo tutti un  passo indietro e tornassimo ciascuno al proprio pezzettino?

L’ingegnere fa l’ingegnere, il parrucchiere fa il parrucchiere, l’insegnante fa l’insegnante.

Fidandoci dell’ingegnere quando siamo parrucchieri e dell’insegnante quando siamo ingegneri.

Tenendoci più stretti e uniti.

Che altrimenti non se ne esce.

La comunicazione istituzionale e il lavandino otturato

Negli ultimi giorni un paio di episodi mi hanno portato a riflettere su quella che chiamiamo “comunicazione istituzionale”, cioè l’insieme delle modalità con cui il nostro Comune informa i cittadini su tutta una serie di situazioni.

Nel fine settimana appena trascorso per cause indipendenti dalla volontà di ognuno c’è stato un distacco nell’erogazione dell’acqua corrente nelle case dei cittadini locorotondesi che è durato in alcune aree oltre 36 ore (dalle prime ore di sabato a domenica pomeriggio). Non c’è stata alcuna comunicazione istituzionale al riguardo al netto di un post del nostro Sindaco sulla propria pagina FB sabato mattina.

Ieri sera invece un doppio avviso sulle bacheche (sono 2) del Comune di Locorotondo ha in dieci minuti prima chiuso (per allerta meteo) e poi riaperto le scuole del paese generando un po’ di confusione.

Dobbiamo poi aggiungere per meglio comprendere il panorama che abbiamo davanti altri due elementi tra loro strettamente correlati. L’attivismo sui social del nostro sindaco (primo elemento) che alimenta non solo un crescente bisogno di informazione ma anche quello che io chiamo “protagonismo da foto di gruppo” (secondo elemento).

Mi spiego subito meglio su questo punto perché non voglio fraintendimenti.

Il Sindaco posta sulla sua pagina FB la soluzione che la sua amministrazione ha messo in campo per risolvere un problema. In questo modo, e fa benissimo a farlo, il Sindaco cerca di porsi in contatto diretto con i cittadini evitando i canali classici della comunicazione (giornali, tv, radio). Disintermedia direbbero quelli che ne sanno. Salta il centrocampo con un lancio lungo per andare dritto in porta, dico io.

Una delle conseguenze dirette di tutto questo è però proprio il crearsi del “protagonismo da foto di gruppo“. Vi ricordate le foto che ci scattavano da piccoli ai compleanni dove c’era sempre quello che faceva le corna a qualcuno? Bene, accade la stessa cosa. Il sindaco scrive che ha risolto il problema A e su 10 commenti sottostanti almeno 5 saranno del tono “il problema è però un altro“, ” sì ma c’è il problema B“, “il problema C è più importante di quello B”, fino a perdersi completamente il senso originale del post (abbiamo risolto il problema A) ed arrivare a quello che gli si è otturato il lavandino che chiede aiuto al primo cittadino per trovargli un idraulico.

In pratica si cerca in qualsiasi modo di emergere dalla foto che ci viene scattata, dal gruppo nel quale ci troviamo immersi, dalla massa di cui facciamo parte, dallo sfondo che rende tutti uguali. C’è chi alza la mano, chi si sbraccia, chi fa le corna. L’importante è venire a galla. Anche per un minuto.

E quindi? Cosa si potrebbe fare?

La mia personalissima opinione e il mio umile consiglio è che tutta la macchina della comunicazione istituzionale andrebbe rivista e messa a punto.

Un sito web snello, facilmente aggiornabile, accessibile e consultabile da parte di tutti.

Una sola pagina FB.

Un account Twitter.

Un account Instagram.

Il Sindaco con il suo account personale che salta il centrocampo.

E poi l’istituzione di un numero telefonico per comunicare efficacemente con i cittadini attraverso WhatsApp. Lo fanno già tantissime istituzioni pubbliche e c’è un libro semplicissimo che in 2 ore al costo di 2 euro spiega bene come fare.

Chiaramente tutto questo sperando che chi aveva il lavandino otturato sia riuscito a rintracciare finalmente un idraulico.

Locorotondo è un cerchio

Ci sono un paio di fatti secondo me per cui ricorderemo l’estate che va finendo.

Il primo è l’incontestabile successo di presenze che si è riversato in Valle d’Itria e specificatamente a Locorotondo: non sto qui a scrivere da dove arrivi tutto questo non perché non abbia una mia idea ma perché non è il punto su cui vorrei aprire una riflessione.

Il secondo, ed è qui che posiziono la lente d’ingrandimento, è un (decidete voi l’aggettivo) nuovo (?), rinnovato (?) ma certamente forte, sentimento di orgoglio locorotondese.

Il primo (il successo) e il secondo (l’orgoglio) sono andati in parallelo e cresciuti autoalimentandosi a vicenda: mi sembra chiaro.

Come è banale, scontato e normalissimo che in questo momento ci sia chi il merito è mio, chi io l’avevo detto, chi però così non va, chi si può fare meglio.

Ma è solo rumore di fondo.

Perché quello che ci dovrebbe interessare è la massa critica che si è creata tutt’attorno. Quell’insieme di fili sottili e sotterranei che hanno iniziato a tendersi tra persone che pur abitando nello stesso paese hanno vissuto in mondi lontanissimi fino a ieri ma che ora hanno capito di stare (anche) dentro un destino comune che si chiama Locorotondo.

E ora che fare?

Bella domanda a cui provo a dare una mia piccolissima risposta.

Secondo me bisognerebbe farli venire alla luce quei fili sottili in modo da trasformare l’orgoglio in senso di comunità, in nuove relazioni, in socialità diffusa e tutto questo non sarà tempo perso perché diventerà la benzina che alimenterà nuovi progetti e nuove idee che coinvolgeranno sempre più persone.

In poche parole capire una buona volta tutti quanti che Locorotondo è un cerchio perché ciascuno può esserne centro.

Dare il buon esempio: #cosedimanutenzioni

C’è l’ordinanza comunale che obbliga ogni anno i proprietari degli immobili del centro storico ad imbiancare le abitazioni a proprie spese indipendentemente dal reddito dichiarato (chiedere alla pensionata con la minima quanto le pesa una cosa del genere).

Adesso ci starebbe bene un’ordinanza che auto-imponesse ogni anno al Comune una adeguata manutenzione sia delle strade dal momento che sembra ci sia stata una pioggia di meteoriti (chiedere agli automobilisti) sia dei marciapiedi che non permettono di camminare in sicurezza (chiedere ad un genitore con passeggino o ad una persona anziana).

Chiaramente sempre a nostre spese visto che le tasse dovrebbero servire proprio a questo.

 

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