Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Archivio per il tag “estate”

Dietro la curva, il mare

Adesso non saprei proprio spiegare come si facesse.

Ma così era. E non solo per me.

In estate, per un paio di settimane, ci si trasferiva al mare: a giugno perché l’acqua era migliore, questa la scusa; perché costava meno, la semplicissima verità.

In 4 in una cinquecento con mezza casa dietro.

Assieme a un bel pezzo dei condomini dello stabile dove si abitava in paese.

Che affittava in blocco un altro stabile intero a Torre Canne, accanto al lido La Zanzara (che poi ho capito il perché di quel nome).

Una sorta di trasloco di massa.

Una comunità nomade che si spostava in blocco.

Al primo posto e tutelate da eventuali danneggiamenti: il pentolame.

Magari l’acqua per radersi era razionata (ricordo la fila degli uomini alla fontana in mezzo alla strada) ma quella per cucinare proprio no.

Si mangiava in continuazione, ovunque e con chiunque.

Pasti leggeri e a basso consumo calorico: parmigiana, fettuccine al ragù, orecchiette con braciole, polpette del peso specifico delle bombe a mano, peperonate, focaccia con cipolle o ripiena con uova.

E dopo ogni pasto si consumava il rito dell’attesa per il bagno.

“Tre ore per la digestione devi aspettare”.

Che grazie a ‘sta minchia: mi hai fatto mangiare la vita eterna!

E lì, in quel frangente, che ho scoperto i genitori permissivi.

O moderni, come pensavo allora.

Quelli per cui l’asticella del tempo si abbassava a 2 ore.

Taluni anche ad una e mezza.

Tanto che alla fine i figli dei “moderni” riuscivano a moltiplicare per due, rispetto a noi, il numero delle mangiate e dei bagni.

Resta poi il ricordo più tenero. Legato sempre ad una curva, svoltata la quale si riusciva a scorgere, in lontananza, il mare.

La cinquecento, i miei, mio fratello, le pentole, il pallone ed il secchiello, i condomini, le zanzare, le 3 ore di attesa, sono sempre lì, dietro quella curva, ogni volta che ci passo.

E che mi accompagnano nello stupore che provo ancora adesso mentre indico il mare alla pupattola.

Annunci

Il post dell’estate

La mail che ti fa scappare una lacrima il primo giorno d’estate (cominciamo bene).

Il mare, anche da lontano.

La pupattola che si dice già innamorata e noi che sorridiamo.

Un areo di carta che riesce a planare.

Le chianche.

I percochi nel vino.

E il margarita.

Chi si organizza per partire.

Chi torna.

Come 32 anni fa, perché non si deve dimenticare mai.

Una piazza che non era piazza ma l’immaginavo piazza: proprio così, con le persone che si parlano fittefitte e mi sembra che nulla di male possa accadere. Non ora, non qui.

Il giornale al mattino presto.

Ed un succo alla pesca.

Le scelte di un amico che ti fanno felice (anche prima che avesse fatto la scelta, in effetti).

Due ragazzi che si baciano di nascosto per la prima volta: e ti viene da chiudere gli occhi per lasciarlo tutto per loro quel momento.

Che è un attimo.

Che non sarà l’unico. Perché ce ne saranno altri. Più o meno intensi.

Ma tutti diversi.

Che la bellezza, a guardarla bene, è proprio lì: nel godersi la varietà dello spettacolo del mondo che hai sotto gli occhi.

E allora Open your eyes and what do you see?

Navigazione articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: