Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Manifesti

Vivo al Sud.

Vivo in un piccolo paese del Sud.

Dove si utilizzano ancora i manifesti mortuari per annunciare la perdita di un caro.

Ogni mattina, subito dopo l’acquisto del quotidiano e la chiacchiera con l’edicolante, sulla strada che mi porta a casa di mio padre mi imbatto in una bacheca di affissione.

E lì mi fermo a leggere. A leggere ed osservare i manifesti mortuari facendomi catturare dalle fotografie impresse. Non perché mi fanno ritornare presente chi è venuto a mancare, il momento in cui ci si è incontrati l’ultima volta, cosa ci siamo detti: qui ci si conosce più o meno tutti in un modo o nell’altro.

Quello su cui viaggia il mio pensiero guardando quelle foto è il momento stesso in cui è stata scattata. Perché i parenti, tra le decine di immagini, hanno scelto proprio quella e allora quel momento lì per loro, per chi ha scelto, avrà avuto un significato particolare, anche fosse solo un motivo di banale fotogenia.

Ma io penso a chi non c’è più. Alla consapevolezza che non abbiamo quando ci viene scattata quella foto. Che sarà l’immagine con cui gli altri ci ricorderanno.

E cosa farei quindi se fossi cosciente di diventare quella cosa lì per sempre.

Mi vestirei più elegante? Mi pettinerei i capelli in una maniera più consona? Mi taglierei la barba? Eviterei quel sorriso imbarazzato di quando sono costretto a mettermi in posa e non ne ho voglia? Mi proporrei di tre quarti mettendo in bella mostra l’orecchino così tutti, guardando il mio manifesto funerario appiccicato sulla stessa bacheca che sto osservando adesso, potranno pensare “guarda questo qui che figo: è morto a 98 anni e ancora portava l’orecchino” (sì, voglio morire a 98 anni e sembrare figo). Opterei per un primo piano stretto o per un click a qualche metro di distanza? Fiero con le spalle dritte e petto infuori o dimesso e incurvato sotto il peso di quell’obiettivo fotografico e del destino di quella foto? Uno scatto sincero o con qualche ritocchino-ino-ino di photoshop?

O non mi farei fotografare per niente sapendo che quella immagine, piuttosto che prendere polvere in un album fotografico dimenticato in chissà quale tiretto, sarebbe destinata a sovrapporsi, cancellandoli, ai ricordi di chi mi ha conosciuto?

Ecco, non lo so.

E la cosa bella è che non lo voglio neanche sapere perché ne mancano ancora 52 a 98.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

2 pensieri su “Manifesti

  1. in ogni momento della vita, tra persone, per un sorriso, o un solo gesto, per una lite o un atto di perdono, con un regalo, un abbraccio, una lunga passeggiata, un messaggio, una intensa telefonata, un coro allo stadio o un film importante, a una cena o in un letto, sempre tra chi si vuole bene, ad ogni istante ci si regala una fotografia, una dopo l’altra, mentre quella in epigrafe è solo un pezzo di carta colorata, o in bianco e nero, il varco tra i due bulbi di una clessidra, fino ad allora in verticale, poi non più, a sabbia ferma. Penso sia impossibile privare l’universo del singolo di queste generose donazioni, se ci si vuole bene. È solo carta lucida, come gli occhi di chi, guardandola, sfoglia il comune passato.

  2. e comunque io, da che sono nato, ho sempre pensato, con la massima convinzione, di morire a 83 anni, nel 2050….😁 😁 😁

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: