Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Il tifoso e la farfalla (non è una canzone di Zarrillo)

Alle 8 di ogni mattina, vabbè non proprio tutte le mattine ma solo quando la sera ci sono le partite di cèmpions, vabbè non proprio quando ci sono tutte le partite di cèmpions ma solo quelle di una determinata squadra, alle 8 dicevo, invio il uozzapp “staseralapartitalapossovedereacasatua?” a Piero che dopo un minuto mi gira il suo “certochepuoi”.

Gianna mi chiede ogni volta perché mettiamo in scena questo minuetto.

“Piero lo conosci, vi vedete assieme le partite, tifate per la stessa squadra, che senso ha questa cosa del messaggio?”, dice lei.

Allora, provo a mettere le cose in fila e in ordine.

Primo: non è scaramanzia. Ne potrebbe avere lontanamente le sembianze ma non lo è.

Secondo: ha a che fare la teoria del caos e quella roba della farfalla.

Non sono scaramantico. Se un gatto nero mi attraversa la strada non tiro fuori il corno o la coda di volpe dal cruscotto, anche perché se apro il cruscotto viene fuori una cascata di cd ficcati dentro a pressione. Se c’è una scala piantata in mezzo al marciapiede ci passo tranquillamente sotto senza fare il giro dell’isolato. Apro l’ombrello quando sono in casa per giocare con la pupattola e mi siedo sulla scrivania se devo parlare con qualcuno. Insomma non me ne frega nulla. Per cui tutta quella roba lì sopra, lo scambio di uozzapp, la milonga con Piero, non è scaramanzia.

È altro.

Ed appartiene al cuore del tifoso. Di qualsiasi squadra. Fa parte di quella logica perversa per cui ciascuno di noi malati (perché questo siamo) crede in un universo perfetto nel quale con il nostro piccolo e ripetuto gesto, contribuiamo in maniera infinitesimale ma determinante (occhio che lo snodo è qui) alla performance del nostro team.

È in questo punto che il rituale si fa teoria del caos. Perché se ogni evento è sensibile alle condizioni iniziali, se  una cosa che va in un certo modo dipende (anche) da com’è cominciata, allora anche io posso dare il mio contributo alla vittoria reiterando i miei comportamenti originari, quelli che ci hanno portato il primo giorno a sconfiggere il primo avversario.

Quante volte nei film avete ascoltato che il minimo battito d’ali di una farfalla è in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo? Ecco, nella testa dei malati (noi) le cose girano così.

Per cui quello che esteriormente può sembrare banale, triste e retrograda scaramanzia altro non è che pura fiducia nella fisica matematica, in Lagrange, Poincaré e Lorenz oltre che nel 4-3-1-2, in Pogba, Marchisio e Tévez.

E scusate ma adesso devo scrivere ad Aldo il “vieniavederelapartitadaPiero” sapendo che mi risponderà, da un numero diverso da quello a cui gli ho scritto, con un “nononposso” e tutto questo solo perché non è stato con noi dalla prima giornata.

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