Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Le cose che cambiano e noi

Riflettevo.

Sull’atteggiamento che abbiamo nei confronti delle cose che cambiano.

Lo scrivo senza affrontare nel merito le singole questioni.

Registro.

Perché oggi sono le targhe stradali indicanti le vie.

Ieri era il rifacimento di una piazza.

L’altro ieri una strada.

Ma anche l’organizzazione di un festival.

O i fuochi d’artificio della festa patronale.

Ripeto. Il punto qui, per me, in questo momento, non è se le nuove targhe stradali siano più belle delle precedenti o la piazza migliore di quella che c’era prima.

Il nodo è il moto di difesa che mettiamo in atto verso quello che abbiamo davanti e che, cosa importante, cambia. Non è quello di prima, è una cosa nuova.

Cosa ci piglia a tutti quanti?

Che di botto ci fa trasformare qualunque cosa in baratro, nella fine di ogni speranza, e che dopo non ci sarà nulla e sarà la fine e, soprattutto e più di tutto, che prima era meglio.

Che poi neanche sul prima ci troviamo d’accordo.

Perché il prima mio era sicuramente meglio del prima tuo perché il tuo prima era già il mio dopo.

E avanti così.

In una furiosa gara a ritroso. E ritrovandoci alla fine tutti quanti treenni con il ciuccio in bocca nel momento esatto in cui ogni mamma decide che ebbè sì da oggi si andrà avanti senza.

Mi dico: ce l’abbiamo fatta allora. Dovremmo farcela anche adesso.

 

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