Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

La pagella

Ed è arrivata la prima pagella della #pupattola seienne.

Arrivata. Meglio dire che siamo andati a vederla.

Essì perché adesso funziona così. Vai a scuola nel pomeriggio, ti danno una penna e un fogliettino, ti squadernano davanti la pagella con i voti che tu ricopi a parte. Firmi per presa visione e vai via.

Sicuramente tutto molto efficace e funzionale. Nessun dubbio in proposito.

Anche perché quando capitava a noi, quelli nati nei settanta, la liturgia era abbastanza complicata.

La pagella te la consegnavano a scuola in un formato inquietante: non era un A4 e nemmeno un A3, non la potevi piegare e mettere né in un quaderno né nella cartella altrimenti si sarebbe spiegazzata. L’unica era portatela via tenendola in mano manco fosse una reliquia e sperando che all’uscita da scuola non ti stessero aspettando pioggia e scirocco che te l’avrebbero ridotta come un tegolino affogato nel tazzone del caffèlatte.

Arrivato a casa ti precipitavi da tua madre.

Prima alla mamma la pagella, ma anche tutto il resto, era una semplice strategia che avevamo imparato nel tempo a furia di mappini: termine dialettale che sta ad indicare dei teneri ceffoni dati a palmo aperto e teso. Se avesse fatto schifo, la pagella e tutto il resto, avrebbe saputo bene lei come introdurre l’argomento al papà.

Quindi all’ora di pranzo di un giorno compreso tra fine gennaio e metà febbraio in tutte le sale da pranzo veniva allestita la stessa identica scenetta. La mamma portava in tavola il piatto preferito del papà, si mostrava ancora più del solito sorridente, si allungava anche un po’ di vino con l’acqua, commentava il telegiornale e anche i risultati delle partite di coppa (guarda tu cosa era costretta a fare) e poi, alla fine, posizionandola tra la tazzina del caffè e le briciole di pane che mi divertivo ad accumulare in piccole montagnette utilizzando il coltello come fosse una cazzuola, ecco planare la pagella.

A questo punto ognuno c’ha da raccontare la sua.

Era il prologo identico a tutti quanti.

Così come la restituzione del giorno successivo quando quel foglio con i voti ritornava in classe e potevi indovinare dalle macchie che lo tempestavano e dai profumi che emanava quello che si era mangiato in tutte le case del paese.

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: