Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Curre curre

Vent’anni fa c’avevamo ventanni (tutt’attaccato).

Vent’anni fa esatti esatti, era un giorno di fine gennaio, qualcuno scendeva in campo, Baggio segnava al Foggia di Zeman e noi organizzavamo il concerto dei 99 Posse a Locorotondo.

Quei “noi” siamo più o meno gli stessi di adesso: che quando ci si rivede d’estate a San Rocco è tutto un abbracciarsi forte.

I ricordi sono abbastanza sfumati, come era un po’ tutto in quei mesi lì.

Il concerto sarebbe servito per finanziare la nostra associazione che si occupava di fare politica e aggregare ragazzi. Avevamo scelto i 99 Posse solo perché una nostra amica era fidanzata con uno di loro o con un loro amico (ricordo sfumatissimo) e insomma ci avevano fatto un prezzo di favore ma noi manco sapevamo dove farli, quanta gente ci sarebbe venuta e come fare a vendere i biglietti (una mano ce l’avrebbero data dalla sede regionale dell’associazione).

Non c’erano cellulari o mail o uozzàpp. Si comunicava con il telefono di casa o dalla cabina davanti alla villa comunale. Insomma arrivammo il giorno prima del concerto che in paese avevamo staccato sì e no 20 biglietti. Ci fu un casino anche per trovare il posto dove farlo il concerto e la vecchia Cantina Sociale ci fu concessa solo grazie Don Peppe Petrelli e Peppe Campanella, Presidente della Cantina il primo e sindaco il secondo.

Il sabato, giorno del concerto, ci arrivò la notizia che a Bari avevano venduto tutti i biglietti a disposizione: voleva dire sarebbero stati almeno in 1000 quella sera.

Nella notte inoltre il Fronte della Gioventù aveva avuto la brillantissima idea di tappezzare il paese con manifesti che invitavano a bloccare lo svolgimento del concerto: il picchetto squadrista ci fece crescere di parecchio l’ansia.

Decidemmo di attivare un servizio d’ordine coordinato da alcuni amici, avvertimmo le forze dell’ordine e l’amministrazione comunale e andammo avanti.

C’erano da sistemare cassa, panini, birre, bagni, l’accoglienza agli artisti (Nuccio Chialà il responsabile, per dire), i parcheggi, un minimo di sicurezza e avevamo pochissimo tempo e ancor meno esperienza.

Alla fine, per fortuna, tutto andò bene.

Il picchetto non ci fu (e meno male visto che del servizio d’ordine faceva anche parte un signore di 65 anni che si presentò con un giubbotto di pelle alla Fonzie), arrivarono da ogni dove per vedere il concerto, Giovanni fece la spola correndo avanti ed indietro per depositare a casa sua l’incasso che veniva, durante il tragitto, inopinatamente occultato nelle mutande, rimanemmo fino alle 4 di mattina a pulire tutto, ci divertimmo un sacco.

E quando ci capita di ascoltare quel ritornello lì le immagini che scorrono sono di quella sera di gennaio quando crescemmo tutti assieme un pochino.

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Un pensiero su “Curre curre

  1. per me curre curre guaglio resta un vero e proprio inno generazionale…entrerebbe nella mia playlist ideale dei 10 pezzi migliori di sempre!

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