Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Il senso di appartenenza, noi e facebook

Cos’è un paese, una cosa piccola come Locorotondo?

Da cosa è fatto, chi la vive, chi ci respira, chi attraversa le sue strade ogni giorno?

E come si costruisce una memoria collettiva? Un insieme più o meno condiviso di ricordi fatto di angoli dietro i quali ci siamo nascosti per fumare la prima sigaretta, panchine su cui ci siamo baciati, piccole slarghi dove si sono tirati calci ad un pallone, muretti trasformati in palcoscenici delle nostre prime esibizioni nel teatro della vita.

Io non  lo so.

Ma qualcuno (qualcuna), sicuramente più piccolo (piccola) del sottoscritto, ha compreso meglio di tutti la potenza spettacolare della rete: gli occhi più limpidi aiutano a vedere meglio.

Quella cioè di poter mettere in fila i nostri ricordi disordinati, dandogli una forma, una struttura, una bellezza diffusa e condivisa.

Come questo raggio di sole che, proprio mentre scrivo, sta uscendo da dietro le nuvole. E che accarezza tutti quanti, nessuno escluso. Finalmente, dopo tanti giorni di pioggia.

Mi riferisco a questo.

A me piace un sacco.

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