Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Tutta colpa di Vega

Su questo miserabile blog ce ne siamo occupati un po’ di volte della questione della gestione rifiuti.

Dal proporre una gita a Capannori quasi 4 anni fa, alla gestione delle isole ecologiche, agli aumenti Tarsu del 63% (sei tre) di 2 anni e mezzo fa, dal proporre delle soluzioni possibili discusse e condivise (qui, qui e qui) anche con le forze politiche e amministrative in campo.

Anni di incontri, seminari, proclami, articoli, annunci, porta a porta, chip e microchip sui sacchetti, consulenze, cassonetti sì cassonetti no, misto o a zona, alla Pirlo o alla Totti, ma sempre e comunque come se fosse Antani, ‘nzomm tutt stù casin e alla fine, stringi stringi, la cosa era semplice: taglio delle agevolazioni e via pagare.

Alcune di queste erano anacronistiche, sia inteso: l’agevolazione indistinta per tutti gli abitanti del centro storico non ha più senso nel 2013.

Magari si poteva tenere intatta quella per le persone che vivono da sole: adesso è del 30% per tutti mentre, in precedenza, solo per chi viveva tra le cummerse, e per persone anziane non è semplicissimo perché di servizi non ce ne sono per niente da quelle parti, era tra l’80% e il 100% (percentuali che si determinavano attraverso scomputi sulle superfici occupate)

La riduzione per abitazioni occupate da famiglie con portatori di handicap è passata dal 50% al 30% e non è bellissimo: sono famiglie con problemi veri. Un’amministrazione seria sa benissimo che quel pochissimo che recupera da questa voce è tantissimo per ogni singola famiglia a cui sono stati tagliati negli ultimi anni (da Stato centrale e Regione) diversi servizi di assistenza.

Anche l’eliminazione tout court dell’agevolazione per chi ha un’attività commerciale nel centro storico è una mazzata non particolarmente in linea con l’idea di fare del borgo antico qualcosa di più vivo e più attrattivo come si proclama ad ogni tornata elettorale. Se poi arriva dicembre e invece di pagare 1000 ti dicono che ne devi sborsare 2000 (più o meno sono queste le cifre medie che ballano) un po’ i conti cominciano a non tornare e sei costretto a tagliare da qualche altra parte. Magari quel nuovo arredo in legno che avrebbe dato da lavorare al falegname, o quel cancello in ferro che avrebbe fatto lavorare il fabbro. Insomma i soldi che avrebbero dovuto essere messi in circolo vanno a finire da qualche altra parte.

E mettiamo da parte le premialità previste per il conferimento diretto alle isole ecologiche. Non stanno in piedi per quanto esigue e anti-economiche: qui credetemi sulla parola perché non voglio allungarmi sul tecnicismo.

Infine, la cosa più grave. Che in questo modo si è rotto il patto sociale che dovrebbe esistere tra cittadini e imprese da un lato e l’amministrazione dall’altro. Perché a gennaio 2013 tutti mettono su il proprio budget. Questo per la luce, questo per il gas, questo per le pulizie, questo per la spesa…  questo per la tassa rifiuti. Se dodici mesi dopo, assieme al panettone, sotto l’albero ti ritrovi da doverne uscire il doppio vuol dire che non ci siamo più. Che sta saltando tutto. Che i cittadini sono dei bancomat da cui prelevare per ripianare incapacità tutte politiche e decisionali.

Perché questa è la realtà: sono anni che parliamo e sono anni che non cambia nulla. I paesi vicini ci provano e noi no. Noi però facciamo altro: discutiamo, organizziamo forum, sondaggi e conferenze.

Se sarà il caso daremo la colpa di tutto questo alla Regione e se poi non basta al Governo e poi all’Europa e poi all’impero di Vega.

Questo ci farà sentire meglio e senza macchia.

E ci farà rinviare ancora una volta le decisioni da prendere.

Che sono lì da almeno 20 anni. Durante i quali  incoscienza, incompetenza e sciatteria, sia a destra come a sinistra (la mia parte e me ne prendo le mie di responsabilità) hanno regnato sovrani.

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