Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Effetto domino: una storia di tessere

Mi sembra che tutti cadano dalle nuvole per quello che sta succedono in diversi circoli del PD.

Il gonfiare le tessere in vista dei congressi locali è un’operazione che si fa dalla notte dei tempi.

E dalla notte dei tempi è un’operazione di merda e da merde: la politica è sangue e merda, diceva Rino Formica.

Funziona così.

Il capezzone locale, quello che al bar paga il caffè a tutti durante la campagna elettorale, può contare su una nutrita schiera di porta borracce. Sono quelli che lo aspettano al bar tutte le mattine e che non si sa mai che cazzo fanno fino alla sera se non aspettare il capezzone davanti al bar ogni mattina. Che anche quando il capezzone cambia il bar loro sempre davanti si fanno trovare.

Accade che un bel giorno il capezzone entra nel bar e dice ai vassalli che c’è un congresso all’orizzonte e che sarebbe bello vincerlo. Vincerlo vuol dire che il capezzone ha già capito dove posizionarsi per vincerlo. L’idea politica per lui non conta più una mazza dai tempi dell’assemblea d’istituto in cui si vendette al preside l’elenco dei rappresentanti classe che volevano indire uno sciopero contro la decisione della scuola di far entrare nelle classi i ragazzi completamente sbarbati e le ragazze con la gonna lungo 4 dita sotto al ginocchio.

I vassalli, una volta bevuto il caffè, si attivano e attraverso i loro valvassori cominciano a reclutare tutta una stuola di valvassini a cui intestare le tessere che serviranno di lì a poco.

Una volta vinto il congresso (non ne ha mai perso uno) il capezzone va a fare la ruota al cospetto del suo candidato il quale, molte volte (molte ma non sempre) è totalmente all’oscuro dell’iter feudale che si è innescato affinché arrivasse primo.

Ne è all’oscuro prima, durante. Ma dopo no.

Una volta raggiunto il risultato proprio no. Non può non sapere.

Ecco, lo scatto dovrebbe avvenire proprio lì.

Lì dovrebbe scattare il vaffamoccasorèt e la denuncia pubblica.

Lì, in quel momento, il candidato da semplice candidato deve trasformarsi in un candidato del Partito Democratico per come la penso io sul significato di queste due parole: partito e democratico.

 

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5 pensieri su “Effetto domino: una storia di tessere

  1. Post assolutamente perfetto.

    Hasta
    Zac

  2. Pingback: Quando deve scattare il vaffamoccasorèt | Pavia Per Civati

  3. Andrea P. in ha detto:

    Assolutamente d’accordo con te per quel che riguarda estetica del candidato democratico. Però ci sono altri che, avendo responsabilità nel governo del procedimento congressuale o, ancor più, ricoprono ruoli istituzionali di primo piano nel partito, non possono permettersi di dire che questo era prevedibile o che è sempre stato così.

  4. Pochissimi hanno le palle per denunciare..

  5. Tu, veramente, di queste cose non ne sai un cazzo. Proprio sul piano tecnico. Occupati di altro, e’ un consiglio sincero.

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