Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

#Leopolda13: la riflessione di Frà

Gli amici della zizzona (nulla di pornografico, è solo una lobby che si ritrova di tanto in tanto per condividere l’amore per una determinata scamorza di un  determinato caseificio e di un determinato peso) alla #Leopolda13 c’avevano l’inviato: Francesco Mirabile.

Ecco le sue sensazioni.

 

 

Partiamo da un presupposto che, seppure banale, di sicuro è sincero: l’entusiasmo per questo genere di eventi e di incontri si è assopito da qualche tempo, specie dopo le “delusioni” della Fabbrica, di tutto quello che ne è venuto fuori successivamente in maniera trasversale a livello locale, regionale e nazionale.

La curiosità però c’è sempre, perché sono convinto che nella vita bisogna essere curiosi di tutto e poi magari decidere se approfondire con passione, dedizione ed entusiasmo (appunto) la cosa oppure lasciar perdere in maniera indifferente. L’antipolitica non è un sentimento che mi appartiene perché penso che sia inutile nutrire questo atteggiamento purtroppo sempre più diffuso, come se la “politica”, questo parolone che tanto crea orticaria, sia soltanto sinonimo di PD o PDL o Silvio o Letta, quando invece la politica credo sia tutto ciò che ci circonda e che, in un modo o nell’altro, nella politica rientri la nostra quotidianità in tutte le sue sfaccettature e in tutto ciò che facciamo.

La stessa curiosità mi ha portato ad andare ad ascoltare Matteo Renzi a Bari così come sarei curioso di ascoltare dal vivo (oltre che seguirlo sul suo blog) Civati.

La curiosità mi porta a leggere, a informarmi e a capire perché comunque dovrò essere sempre pronto a saper scegliere con consapevolezza.

Non sopporto l’idea di non esercitare un diritto, quello del voto, forse uno dei pochi diritti che potremo sempre avere..(neanche il diritto al lavoro è così sicuro).

La curiosità, dunque, mi ha portato anche ad andare alla Leopolda 2013: preciso che mi trovavo a Firenze per altri motivi personali.

Innanzitutto posso dirti che la Leopolda è uno spazio fantastico, un esempio virtuoso di come si possa rivalorizzare uno spazio urbano abbandonato e renderlo disponibile per una molteplicità di eventi e incontri. E’ stato bello e affascinante osservare come uno spazio del genere non abbia perso il senso con il quale era nato: da stazione ferroviaria che era, ora è uno spazio “che ospita manifestazioni ed eventi diversi legati alla cultura e alla creatività contemporanea” e che quindi non ha perso il senso di condivisione, di incontro, di arrivi e di partenze che lo ha da sempre caratterizzato. La prima cosa che abbiamo pensato entrando nella Leopolda è stato: “ma cavolo…è una struttura ugualissima alla vecchia stazione di Locorotondo!!!” (e qui mi fermo :D)

L’evento (ormai alla sua quarta edizione) è stato organizzato davvero bene dal punto di vista logistico: registrazione all’entrata con tanto di pass con il nome, tavoli dislocati ovunque dove era possibile sedersi per bere e mangiare qualsiasi cosa, maxischermi appesi per seguire in prima linea tutti gli interventi anche se si svolgevano nella sala accanto, sala stampa, un palco enorme e luminoso, tanta gente ma che comunque riusciva a stare bene tutta insieme senza calpestarsi i piedi. Non ci sono rimasto molto perché, avendo solo un giorno a disposizione per stare nella mia amata Firenze, volevo fare altro.

L’organizzazione dell’evento (tra l’altro ben organizzato anche per lo streaming e la condivisione sui social) permetteva a chiunque di poter esprimere una propria riflessione che avesse come tema il futuro: riflessione che doveva durare non più di 4 minuti e che doveva essere presentata con una sola parola.

Il tutto mi ha subito ricordato un po’ quelli che erano gli eventi di condivisione e di discussione organizzati da Primavera, specie nell’organizzazione dei vari gruppi di lavoro tematici organizzati durante la serata di venerdì 25. Non c’erano palchi rialzati e comizi da cattedra.

Tutto sullo stesso livello di democraticità. Nessuno stava più in alto di qualcun’altro.

Ho apprezzato molto quello che, invece, molti hanno criticato: la mancanza di simboli del PD e non perchè io sia uno che, a prescindere, è contro il PD, ma perché mi ha dato un senso di apertura di più ampio respiro.

Insomma tutto molto bello…sulla carta, entusiasmo a mille tra i vari partecipanti, e magari cominci a credere che questa è la volta buona che qualcosa finalmente possa cambiare.

Ma poi inesorabilmente i ricordi del passato ritornano. Quasi di sorpresa ti colgono di spalle dandoti quello scappellotto che ti fa risvegliare da quel senso di torpore  e di rilassatezza che ti avevano, quasi per un attimo, travolto facendoti sognare ad occhi aperti.  Improvvisamente ad un tratto ti ricordi che qualcun’altro in passato, in maniera simile o diversa, aveva organizzato incontri con gli stessi obiettivi e con gli stessi strumenti di coinvolgimento e condivisione. Improvvisamente ti ricordi di quanto tu abbia messo anima, cuore e passione durante eventi simili e di come l’amaro in bocca ancora lo senti. Improvvisamente ti rendi contro che magari stavolta ci pensi un po’ prima di “smanicarti” la camicia e metterti a sedere a uno di quei tavoli di lavoro.

E così stavolta pensi che magari forse è meglio aspettare, guardare soltanto, ascoltare ma con giudizio…senza farsi travolgere troppo dagli entusiasmi perché è come nell’amore: a innamorarsi ci vuole poco dinanzi a tanta apparente bellezza, ma non sai quanto si possa sopportare ancora una delusione.

Ecco…io voglio evitare di arrivare al menefreghismo totale, all’antipolitica d prima, ai “sono tutti uguali e rubano tutti”, ai “ma tanto a che serve?”. Ho 31 anni e se comincio da adesso poi a 50 che faccio?

Perciò decido che a ‘sto giro rimango ad osservare. Osservo e ascolto. Cerco di capire, per quanto si possa capire durante una campagna elettorale.

Soprattutto cerco di capire quanti riscontri possano avere in futuro così tante belle parole spese sul lavoro, sui giovani (ancora per 4 anni rientro in questa categoria), sull’istruzione, sulla salute e sulle politiche dell’immigrazione.

Non sono un fan di Renzi…e al momento non so se lui possa essere davvero “il nuovo che avanza” e un buon futuro premier. So soltanto che è un ottimo sindaco e che Firenze è davvero contenta di lui (al netto di quelli con le spillette di FI): lo dice anche mio padre, che di sinistra non è e non lo è mai stato, nostalgico democristiano, che vive da “fuori sede” a Firenze da ormai 10 anni e che qui ha ricominciato ad amare il suo lavoro. Non lo so cos’è che ancora non mi convince di Renzi: ormai ho difficoltà a riconoscermi in qualsiasi leader. Ho difficoltà ad accettare proprio la parola “leader” in qualsiasi contesto essa venga usata. Forse quattro anni fa me ne sarei “innamorato” subito. Ma stavolta c’è qualcosa che mi frena, forse il fatto di vedere molta gente di destra (anche vecchi “pidiellini” e “berluschini”) che lo stimano e che lo voterebbero. Ecco, forse è questo che, ingenuamente, mi frena.

Una cosa però mi ha colpito tra le tante sue riflessioni: quella di voler ricominciare un percorso di “cambiamento” e di rifondazione, partendo dalla scuola, CON insegnati  e studenti.

Potrebbe sembrare banale come intento ma non lo è affatto, e non è facile neanche sentirlo dire da qualcuno, forse perché è un proposito davvero impegnativo e che spero (lui o chi per lui) riesca a portarlo a compimento.

 

Navigazione ad articolo singolo

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: