Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

A chi parla B. e a chi dovremmo parlare noi

Quando rimette in piedi in una notte Forza Italia facendo un balzo all’indietro di vent’anni non lo fa a caso: si rivolge a mio zio che nel 1994 aveva 50 anni, che lo ha votato e che lo rivoterà per lo stesso motivo per cui io continuo a comprarmi lo stesso modello di scarpe da ginnastica di quando ero adolescente: i ricordi di quello che eravamo vendono sempre bene.

Quando se ne esce con il fatto che sono 55 giorni che non dorme non utilizza un numero a caso. Quel numero lì, a quelli nati prima del 1970, rievoca una cosa sola, questa qui: io prigioniero come lui, questo il messaggio.

B. fa il suo mestiere e parla (molto bene) ai suoi, ad un gruppo sociale che ha in questo momento una composizione anagrafica molto ben definita.

Noi per vent’anni (vedi P.S.) gli siamo andati dietro su questo schema parlando, per contrapposizione, solo ai nostri.

Adesso dovremmo fare l’esatto contrario.

Avere il coraggio di lanciare una visione e un progetto che parli ad un Paese intero.

E per farlo servirebbe un congresso, mi verrebbe da dire.

 

P.S.

Negli ultimi vent’anni in 2 casi siamo riusciti a proporre una nostra idea di società (giusta o sbagliata, non è questo il punto in discussione): nel 1996 con Prodi e nel 2008 con Veltroni.

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