Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Il primo giorno di scuola

primo giornoCiascuno c’ha il suo: pezzi di ricordi che ti restano tatuati nella testa.

Il primo ottobre (a quei tempi ce la si prendeva con calma), le scale della scuola, la statua della (non di) Madonna all’ingresso, i maschi con il grembiule nero ed il fiocco azzurro (e nonostante questi colori non ho abbandonato la retta via…), lo scudetto plastificato sul petto e il collettone bianco. Alle femmine (a quell’età sono femmine, le donne vengono più tardi, forse) il grembiule cambiava di colore: bianco immacolato. Così, lo capivi subito come sarebbe andata la vita: bianco e nero, cadute e risalite.

Ma di quel giorno mi resta fondamentalmente un profumo, cioè la sintesi di diversi odori: il borotalco sulla pelle della vicina di banco (lei sa chi è e almeno io ho sempre pensato fosse borotalco), la pelle della cartella per i libri, la stoffa dell’astuccio.

Più quello che ti sarebbe rimasto per sempre tra le narici e che saresti tornato a cercare altre diecimila volte in tutte le librerie del mondo nel corso della tua vita: quello del sussidiario. E delle pagine fatte sfogliare tra di loro, tra indice e pollice.

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