Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

“Cosa hai fatto in tutti questi anni? Sono andato a letto presto”. Un po’st ingenuo.

La premessa numero uno è che alle scorse primarie ho sostenuto come un pazzo Matteo Renzi.

La premessa numero due è che sono un amico di Pippo Civati e sostengo la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico.

La premessa numero tre è che non ho la sindrome del “ti faccio notare che i Daft Punk, sì sì quelli di Get Lucky, proprio loro, io li ascoltavo già nel 1994 quando avevo acquistato a Parigi il loro primo singolo The New Wave”. Insomma ci siamo intesi quello che voglio dire vero?

Lo svolgimento è breve.

Matteo Renzi sta facendo la cazzata del secolo a candidarsi alla segreteria del PD.

Per il banalissimo motivo che la sua forza, popolare oserei dire, quella tra le persone che poi vanno a votare e ti fanno vincere le elezioni, è di essere considerato come cosa altra, diversa, differente e distante (a torto o a ragione, ma non è questo il punto) dalla nomenclatura brezneviana che regna sovrana sul partito da vent’anni.

Un secondo dopo essere diventato segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, voglia o non voglia, sarà l’ennesimo nome di quella lista. Perché, voglia o non voglia, toccherà a lui mettere la faccia nelle edizioni dei tg, nei porta a porta, nei bruni vespa per difendere l’indifendibile: le minchiate del governo di cui il PD è perno, la natura dell’alleanza con il PDL, eccettera eccetera eccetera.

Trasformare Renzi da attaccante a difensore. Questa è la strategia di chi adesso si affretta a saltare sul carro. I nomi dei saltatori non servono. Sono lì a disposizione di tutti. Un paio al giorno da qui a fine mese.

Ci sarebbe solo una cosa da fare adesso. La mossa del cavallo.

Perché Renzi sa che solo una persona può avere, all’interno del Partito Democratico (sottolineato 3 volte con la matita blu), il suo stesso effetto dirompente: Pippo Civati.

Se non ne fosse consapevole non starebbe lì a non nominarlo mai neanche per sbaglio.

E allora se nessuno dei due ha voglia di chiamare l’altro, chiamassero me.

Metto io un locale a disposizione.

Li faccio entrare, li chiudo dentro e non li faccio uscire fino a quando non hanno trovato un accordo.

Perché uno dovrà cambiare il Partito e l’altro dovrà cambiare il Paese.

E sono due mestieri diversi.

Che hanno bisogno di due persone diverse.

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