Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

La partita – per un racconto orale

Che per quelli della mia età, quelli nati con la tivù in bianco e nero, è solo una: 5 luglio 1982 ItaliaBrasile3a2. Tutt’attaccato.

E che ciascuno si è vissuto e si ricorda in una maniera tutta sua.

Io, ad esempio, avvinghiato all’unico televisore della casa assieme a mio padre e mio fratello.

Che non è la memoria dei gol di Rossi che mi sale subito a galla quanto quello annullato ad Antognoni che sarebbe stato il 4-2: il “non era fuorigioco” di Martellini ce l’ho ancora nelle orecchie così come il rumore della Dr. Sholl destra (allora si usavano) che si andava a schiantare contro un quadro e mio padre che diceva “vabbè non fa niente ma stai calmo” (minuto 5.30).

Ma su tutto c’è la parata a terra sulla linea di Zoff all’ultimo minuto.

Che poi faceva no no no con il dito rivolto all’arbitro.

E tutti noi a casa o per strada o al bar che facevamo no no no con il dito.

Tutti e 60 milioni.

Tutti quanti.

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