Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Il caffè pagato/2

caffèLa prima puntata è qui.

Il famoso. Quando il famoso entra nel bar quasi tutti (il timido ad esempio se ne resta per i cazzi suoi a scegliersi i cornetti) si girano per guardarlo e all’istante cominciano a fare gesti inconsulti in direzione del barista modello “compro-vendo azioni in Borsa”. Dita che si alzano, occhiolini, gettate di testa da un lato, urla e spintoni persino. Cosa non si farebbe per pagare un caffè al famoso.

Il politic(ante). Figura mitologica nel senso temporale del termine. Il suo curriculum bar si divide in due fasi precise e puntuali.

Prima fase. Durante la campagna elettorale è una variante del picciutto. Infatti, rispetto a quest’ultimo, non può concentrarsi solo su un unico bar ma è costretto a farseli tutti nessuno escluso altrimenti si offendono i proprietari (anche se non lo votano). Comincia da quello che apre alle 6 in cui si ritrovano operai, spazzini e ambulanti, passa per quello dei professori e personale ATA, attraversa rapido quello degli studenti, rimbalza su quello del popolo delle partite IVA e dei nuovi lavori per terminare, stravolto e strafatto di caffeina, in quello delle desperate housewives.

Seconda fase. Post campagna elettorale prende le sembianze del famoso (se eletto) o dello scroccone (se trombato).

Il braccio destro del polic(ante). Una vittima del sistema. È quello che in campagna elettorale elargisce i santini mentre il politic(ante) affubula gli astanti e paga i caffè (non è il braccio destro del politic(ante) a pagare i caffè offerti dal politic(ante) ma il politic(ante) stesso perché è indispensabile far vedere che è proprio lui medesimo di persona che li paga). Compito principale del braccio destro del politic(ante)  è quello di entrare per primo nel bar parandosi davanti al politic(ante) e facendo leva sull’esperienza che si porta dietro da generazioni (anche il padre era un braccio destro di un politic(ante)) per fendere, come fosse uno scafo tra le onde, la folla in attesa del caffè fino a raggiungere, non si sa come, il magic point, il punto strategico da cui tutto deve passare in un bar di paese e cioè quello determinato dall’intersezione del segmento A (porta d’ingresso-bancone) con il segmento B (tavolini-cassa).

L’intellettuale. Con la giacca di velluto a coste stazzonata anche a ferragosto ha eletto il bar come proprio domicilio. Qui il postino gli consegna la posta (e si prendono il caffè), il giornalaio l’amato quotidiano (e si pigliano il caffè), il tabaccaio le sigarette (e si pigliano due caffè, in mezzo ad una fumatina), gli affittuari (dei 30 appartamenti che gestisce per conto della mamma) il mensile. Ammorba le persone già alle 7 di mattina discettando sul mirabile utilizzo del piano sequenza nei film cecoslovacchi degli anni ’50 ricevendone risposte in bisillabi miste a grugniti. Offre sempre lui.

Il cacacazzo. Normale, corretto, ristretto, lungo, dec, macchiato caldo, macchiato freddo, ristretto con acqua calda a parte, americano, in ghiaccio, freddo, shakerato. Conosce tutti i nomi delle possibili varianti di caffè e ingaggia con il barista una sfida quotidiana tipo mezzogiorno di fuoco. Si fissano negli occhi, palle contro palle, il primo spara la richiesta e il secondo deve esaudirla. Parte per i viaggi più esotici ma, sotto sotto, vivrebbe perennemente in uno Starbucks.

(continua)

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2 pensieri su “Il caffè pagato/2

  1. adoro.dovresti pubblicare un libro.lo dico sul serio!

  2. Pingback: #cosedacandidatisindaci | Pepecchio

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