Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Quello che resta

Tutti si ricordano il punto esatto.

Il luogo dove si trovavano nel momento preciso in cui appresero la notizia.

Ero nella casa di campagna dei miei.

Stavo terminando di scrivere un articolo per un giornale che sarebbe uscito la settimana successiva.

Con i libri di Analisi II accanto.

Le tapparelle abbassate per non far entrare il caldo. Solo il caldo.

Perché il resto passò tutto.

Mi prese in pieno.

Uscii fuori e me ne andai in giro.

Arrivai in paese.

E la sensazione che la vita continuasse a scorrere uguale non riuscivo a reggerla.

Avevo ventanni (tutti attaccati), volevo cambiare il mondo. E mi venne da piangere.

Andai a casa di Dudduzzo, ci ascoltammo un po’ di dischi e ci bevemmo un bel po’ di vino.

Me ne tornai a casa convinto che il mondo non l’avrei cambiato, proprio tutto no, ma che già cambiare in meglio noi stessi sarebbe stato un bel passo.

Chiusi l’articolo.

Mi misi sui libri.

Quello che restava da fare andava fatto.

Semplicemente e con più forza.

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