Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

L’anacronistico mondo di borderò: per una umana spending review

Mettiamo che un locale abbia in mente di organizzare un concerto. È estate, le persone stanno di più all’aperto, c’è quell’aria friccicorosa che piace tanto. Per cui uno pensa che magari convenga attivarsi per costruire un evento sperando in una buona risposta del pubblico con un conseguente aumento se non degli incassi quanto meno della propria visibilità.

Nel momento stesso in cui si prende questa decisione si staglia, enorme sullo sfondo, tipo montagne all’orizzonte che sembra quasi di toccare, la figura mitologica della Siae. #sapevatelo

Non sto qui a sindacare se sia più o meno giusta la normativa vigente relativa al diritto d’autore.

Quello che qui mi permetto umilmente di evidenziare sono invece la quantità di tempo prezioso che deve essere dedicato ad attività forse eccessivamente pesanti dal punto di vista burocratico e le modalità tutte particolari con cui si individuano i costi da corrispondere.

E faccio un esempio pratico.

Ho un gruppo di amici e li voglio far suonare nel mio locale all’aperto (premesso che ho sia l’autorizzazione comunale al piccolo intrattenimento che l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico).

Per poterlo fare mi rivolgo all’ufficio Siae competente territorialmente per ottenere il relativo permesso.

E ci devo andare fisicamente.

Se telefono o invio una mail mi si risponde che gli uffici sono aperti il martedì, giovedì e venerdì dalle 17.00 alle 18,30.

Quattro ore e mezza alla settimana.

Minchia.

Ti metti l’anima in pace, ti armi di buona volontà, ti fai la tua bella fila e quando arriva il tuo turno esponi il tuo progetto (sei ancora entusiasta in questo momento).

Ti si chiede quanto è grande il tuo spazio all’aperto e che capienza ha.

Rispondi che non ci andranno più di 100 persone e magari, previdente, ti sei portato anche una planimetria.

Però ti chiedono che devono essere conteggiati anche tutti coloro i quali possono, in qualsiasi maniera e modalità, vedere il concerto anche se non sono clienti del locale.

Per fare un esempio. Se c’è una bella famiglia seduta sul proprio balcone di casa che oltre a mangiarsi la carne al fornello presa dalla macelleria si gusta anche il tuo concerto, bene, quelli li devi conteggiare.
Anche se ci fosse vita sulla Luna con extra-terrestri muniti di forti cannocchiali: quelli dovresti inserirli.

Ma si viene ad un accordo (gli extra-terrestri no, la famiglia sul balcone sì) e si va avanti.
La capienza è un dato  importante in quanto è su questo parametro che va definito il minimo corrispettivo da pagare.

Se siamo sotto le 100 presenze si pagano circa 90 euri.

Questa sarà la tariffa minima.

Che va confrontata con l’incasso del locale la sera dell’evento.

Si piglia l’incasso, si calcola il 5% e si vede se supera i 90 di sopra. Si pagherà il più alto tra i due importi.

La cosa molto interessante è che il calcolo del 5% non lo si fa sull’incasso ottenuto durante il concerto (dalle 21 a mezzanotte, ad esempio) bensì su quello percepito per tutta l’intera serata a partire dal minuto in cui comincia il concerto (dalle 21 fino a chiusura).

Per cui anche un cliente che entra nel locale alle 2 per bersi un amaro (magari è proprio il tipo sul balcone che mangiava la carne al forno, che si è visto il concerto e che ha fatto indigestione), ecco, anche lui, contribuisce al calcolo dell’imponibile Siae.

E non è finita.

Perché entro i 5 giorni successivi alla data dell’evento bisogna ritornare in Siae (sempre di martedì o giovedì o venerdì e sempre dalle 17.00 alle 18.30) per chiudere la pratica (la prima volta che ci sei andato hai lasciato un semplice acconto).

Ed in più bisogna consegnare il borderò.

Il famoso borderò della Siae.

Un foglio di carta di formato indefinito che non sai come piegare e all’interno del quale, rigorosamente a penna da piccolo scrivano, devi inserire tutti i titoli delle canzoni con i relativi autori.

Tutto scritto a mano. Con l’accortezza di inserire ogni lettera nella sua casellina proprio come prevede la legge relativa promulgata nell’anno del Signore 1942.

Che poi vorrei capire se esiste una santa persona che si legge queste cose, le decripta dalle varie calligrafie e le riporta, forse a mano, da qualche altra parte. Perché poi i diritti si pagheranno a qualcuno, credo.

Accanto al borderò, inoltre, bisogna allegare, in 4 copie 4 vergate a mano, sempre, per Dio, anche un simil registro dei corrispettivi relativo alle presenze ed all’incasso della serata (anche se hai già in sede il tuo registro dei corrispettivi per l’Agenzia delle Entrate, chisenefotte, ne fai altri 4 per ogni evento che organizzi).

Questo accade nel 2012.

Quando da anni si parla di Agenda Digitale.

Attraverso la quale tutto questo iter farraginoso, anacronistico e, a tratti, assurdo, potrebbe essere velocizzato.

Abbattendo costi, tempi e forse aumentando esponenzialmente la possibilità di produrre eventi.

Perché così come stanno le cose ti passa davvero la voglia.

Ah, scusate. Quasi dimenticavo.

Il concerto che ha fatto da ipotesi congetturale a tutto il racconto è a gratis. Nel senso che non era previsto né biglietto né obbligo di consumazione né maggiorazioni varie.

Così, per dire.

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4 pensieri su “L’anacronistico mondo di borderò: per una umana spending review

  1. federico in ha detto:

    Questo racconto di un’esperienza di cui potrei fornire infinite varianti mi conferma in un punto di un mio antico progetto di governo: un disegno di legge, di un unico articolo, recante “Provvedimenti concernenti la SIAE”: art. 1 “La SIAE è soppressa”. Capitoli del programma interessati dal disegno di legge: semplificazione, modernizzazione, armonizzazione europea, trasparenza, sviluppo, sostegno alla cultura e allo spettacolo, politiche giovanili, revisione della spesa, valorizzazione del merito…

  2. Ma perché tante complicazioni? Non bastava dire che si deve pagare una tassa? Ma è vero, senza file e moduli e percorsi obbligati, che gusto c’è?

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