Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

WePost #11

O della canzone per ballare. Che poi sarebbero, per la verità, più d’una.

Almeno un paio (parlo di quelle che segnano per sempre), per quanto mi riguarda.

Questo perché il vostro miserabile (che sarei io) è riuscito ad attraversare indenne sia l’era dei lenti che quella della dance accanita.

La prima cadeva attorno alla metà degli anni ’80 dove ogni festa di compleanno era buona, oltre che per mangiare e bere, anche per aspettare il famoso momento in cui il dj (che poi era quello che stava accanto allo stereo a manomettere ondulanti dischi in vinile alternandoli a musicassette dai colori improbabili) attaccava con i pezzi per le coppie.

Anche per chi la coppia non ce l’aveva. E che anzi a quelle feste ci andava proprio per quello, per trovarsi, poi, in coppia (la famosa battuta di un amico che, in quegli anni, fu fermato da un buttafuori all’entrata di una discoteca con il “qui si entra a coppie” a cui rispose rapido con un colpo di classe alla McEnroe tipo “se fossi stato accoppiato, di certo non stavo qui”).

E allora, quando arrivava quel momento, ti passavi la lingua, allappatissima, sulle labbra, secchissime. Prendevi il coraggio a due mani. E ti tuffavi. Come in piscina.

Essì, che c’era da fare come minimo una vasca lunga tutta la sala. Perché avevi avuto la brillante idea di esserti rintanato in un angolo sul modello “da qui riesco a vederla facendo finta di non vederla e lei può vedermi che non la sto vedendo”. E quindi camminavi e ti sentivi tutti i riflettori e le stroboscopiche (c’era quella che Giovanni si portava dietro sempre, a tutte le feste, tipo coperta di Linus) puntati su di te. Su di te e quella tua stupida cravatta di lana che bestemmiavi  il momento in cui avevi deciso di indossare.

E mentre facevi tutte queste cose (che sarebbero le cose che quando le ricordi sembra che ci siano voluti quarti d’ora eterni affinché accadessero e che invece si erano mangiati al massimo 2 secondi e mezzo per compiersi in pieno), ecco, mentre succedeva tutto ciò, da sotto, lentalenta, cominciava la canzone.

Qualcuno si muniva di scopa: il maschio la poteva affibbiare ad un altro maschio rubandogli la dama e di maschio in maschio così si andava avanti.

Fino alla fine.

Della canzone.

E dell’adolescenza bella che fu.

P.S.

Mi sa che per la fase dance servirà un altro post.

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