Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

La “più che sufficiente” gioventù: ai miei amici

“Allora ci vediamo tutti in campagna da me. Ognuno porta qualcosa. Focaccia, vino, affettati e pane. Mangiamo, ne parliamo un po’ e vediamo cosa fare”.

È cominciato così. Esattissimamente ventanni (tutt’attaccati, of course) fa.

Un gruppo di amici che erano rimasti leggermente impressionati da quello che stava accadendo tutt’attorno, con quel tutt’attorno che, in quegli anni, si andava ampliando a dismisura passando improvvisamente da Contrada Cappagliara al mondo intero.

E che avevano avuto la pensata di mettere su, quel pomeriggio di primavera, un’associazione.

Le cose stavano cambiando vorticosamente e in quel vento avevamo deciso di entrarci a piedi uniti.

Con tutti i nostri difetti. La stupidità e le balle in testa classiche dell’età, le frasi fatte addosso che continuamente applaudivamo, l’ingenua voglia di cambiare le cose.

Si seminò una modalità di approcciarsi alla Politica che poi io ho ritrovato in tantissime altre esperienze simili nate in quegli anni. Come se fosse avvenuto un tentativo generazionale senza che quella generazione se ne accorgesse. A sua e nostra insaputa. Scavavamo sotto traccia. Ma la cosa singolare è che, senza essercelo detto, scavavamo tutti nella stessa direzione e verso.

A vedere oggi tutto quanto dallo specchietto posteriore sono convinto che fu fatto quello che si doveva fare.

Alcuni di noi hanno continuato a fare politica nelle forme più svariate, tanti se ne sono allontanati disillusi, altri hanno cambiato posizione. Ma se gratti bene puoi notare la matrice di fondo comune, il sorriso che ti si accende e che fa il paio con il rispetto che ci si dà.

In fondo, tutto sommato, siamo stati una generazione più che sufficiente, tipo gli “è bravo ma non si applica” delle nostre maestre.

La “meglio” gioventù è stata un’altra.

Quella che è riuscita nell’impresa (sono stati bravissimi) di disegnarsi e raccontarsi da sola in quanto tale e contemporaneamente occupare anche il più invisibile luogo di egemonia politica, economica e culturale.

Se ci fate caso sono tutti lì. Ancora lì.

Come vent’anni (non attaccato stavolta) fa.

P.S.

La colonna sonora di quel periodo era questa canzone qui. Più che sufficiente, dopotutto.

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