Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

We Post #3

L’estate, in fondo, se la ricordano in tanti (soprattutto l’inverno quando fa freddo).

Quelle passate durante l’adolescenza, poi, quasi tutti.

Quella della maturità, invece, è semplicemente tatuata sulla pelle.

Assieme a tutte le cose fatte e soprattutto non fatte, in quei 2 mesi nei quali ciascuno vive come se i Maia fossero dietro l’angolo assieme alla loro profezia.

La mia (ma sarebbe meglio dire, la nostra) ha il gusto di una Renault 5 verdone e l’immagine di uno che, in costante ritardo di un quarto d’ora, teneva il volante con una mano sola: il palmo spalancato ad abbrancare la cloche centrale manco portasse un Boeing.

E di un’Alfasud bianca (sì, è vero, proprio alla Pasquale Ametrano) con gli interni in pelle marron (senza le e finale, mi raccomando).

Sa di discese a mare a passaggio (da miserabili, insomma) e di feste di 18 anni finite in rissa.

Sa di una piazza e di carri armati e di un ragazzo che gli si mise davanti  e che, in quel giugno caldissimo, cominciò a farci capire un po’ di cose.

Sa dei Pink Floyd a Venezia.

Ma ha il suono di questa canzone qui.

Che era di 4 anni prima, vero. Un po’ passata, verissimo.

Ma quanto ci piaceva stare a prendere il vento in faccia con quel “Sei in forma UE’, sono in forma SE!!”!

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