Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Il sogno ai tempi della crisi

Le velleità ti aiutano a dormire quando i soldi sono troppi o troppo pochi e non sei davvero ricco, né povero davvero, nel posto letto che non paghi per intero”.

Le velleità – I cani

I have a dream.

Non è solo la frase pronunciata da Martin Luther King il 28 agosto del 1963 ma anche un pezzo del tema di Leonardo, uno studente del quinto anno di un Istituto Agrario pugliese.

Un ragazzo che non sogna di guidare una Ferrari o di fare il calciatore ma una cosa molto più semplice e basica.

Avere un lavoro.

Quello stesso lavoro sul quale costituzionalmente si basa la nostra Repubblica.

Qui di seguito ci sono una serie di pensieri con cui alcune ragazze e ragazzi dell’I.I.S.S. “Caramia-Gigante” di Locorotondo si raccontano mettendosi al centro del loro tempo, di questi anni. Dei loro anni. Gli anni della crisi.

Ne viene fuori un ritratto molto differente da quello semplicistico e da macchietta che solitamente fa capolino sui media tradizionali.

Mille miglia oltre le etichette di bamboccioni, mammoni e sfigati.

 

 

Francesco Di Pietro (IV D): “Si potrebbe aiutare il ceto medio, che vive del proprio lavoro ed è sempre più povero con una riforma fiscale che faccia pagare più tasse ai ricchi. Non si dovrebbero lasciare sole le aziende che sono state danneggiate dalla globalizzazione e quelle che restano in Italia o riportano la produzione in Italia. Anche chi ha comprato casa e non riesce a pagare il mutuo dovrebbe essere aiutato. Bisognerebbe introdurre nell’economia il principio di solidarietà per attenuare gli aspetti più distruttivi del capitalismo e del liberismo sfrenato.”

 

Moscato Leonardo (V A): “Solidarietà nella crisi vuol dire favorire un nuovo patto sociale, stimolare la coscienza sociale, attribuendo valore all’interesse generale e non solo al sacrificio personale. La solidarietà non si realizza solo “tra di noi”, ma verso i cittadini di domani, quasi una solidarietà tra generazioni.”

 

Anna Grazia Salvino (V A): “La crisi priva gli italiani della libertà. Basti pensare ai lavoratori che per mettere qualche soldo in più in tasca vengono sottoposti a 12 /13 ore di lavoro continuo,  quando tutti sappiamo bene che le ore lavorative devono essere al  massimo di 8. Ricordo, quando mio nonno andava al lavoro e gli chiedevo a che ora sarebbe tornato, lui mi rispondeva in dialetto: “prime ca’ scurèsce stoche già do”. Oggi, invece, se faccio la stessa domanda a mio padre, non sa darmi risposta. Neanche la luce del sole scandisce più la sua giornata.”

 

Moscato Leonardo (V A): “Io, vivendo in una società basata sull’agricoltura, vedo che la gente compra sempre meno e noi agricoltori non riusciamo a vendere i nostri prodotti o, al massimo, li vendiamo a basso prezzo. In questo modo la nostra economia è ferma in una fase di stallo, bisogna fare qualcosa! Tonnellate di fiori nel Salento sono andati al macero. La catena della piccola distribuzione si è interrotta. È bastato il blocco di pochi giorni dei trasporti su camion. Vulnerabili e deboli gli agricoltori, ancora dipendono dai camionisti! Eppure alcuni parlano delle nuove tre A che dovrebbero diventare la priorità delle scelte economiche: Agricoltura, Alimentazione, Ambiente. Noi agricoltori siamo pronti a lavorare la terra, a presidiare il territorio onde evitare dissesto idrogeologico, a produrre per un’alimentazione sana e corretta. Ma, si sa, viviamo nell’era della globalizzazione che, oltre ai beni prodotti, porta squilibri  economici e un  mercato dominato dai grandi marchi più che dalle merci di qualità. Spero solo che, vista l’arretratezza economica del nostro Paese, questa crisi venga attutita nel migliore dei modi e  che l’ economia si riprenda e  ci accolga con un futuro di lavoro: sembra un paradosso  ma è diventato un sogno.”

 

Anna Girolamo (V A): “Ci dicono che dobbiamo continuare a fare acquisti, ma è strano: i prezzi aumentano e  gli stipendi perdono valore. Come si può pensare di aumentare i consumi? È una legge dell’economia, dal tempo di Keynes e del suo paradosso del risparmio. Ma la categoria indifesa dei lavoratori dipendenti non ha alcuna possibilità di tutelare il proprio potere d’acquisto, come hanno potuto fare i lavoratori autonomi.  Infatti la crisi la stanno  pagando quelli che ogni mattina si alzano all’alba per tornare al tramonto, quelli che, ogni volta che c’è da pagare, pagano, quelli che sono onesti con loro stessi e soprattutto con il loro Paese. Sono queste semplici persone che oggi devono “aggiustare” l’economia e sono sempre loro che devono essere vittima delle manovre e delle liberalizzazioni”.

 

Francesco Di Pietro (IV D): “L’economista Joseph Shumpeter, nella prima metà del Novecento, ha introdotto il concetto di “distruzione creatrice”. Si tratta di una vera trasformazione economica nella quale molte aziende spariscono, altre nascono e altre si rafforzano attraverso innovazione e nuove tecnologie, in cui si vedono trionfare le aziende competitive e innovative e morire quelle obsolete. Forse questa crisi è un crollo da cui rinascerà una società più omogenea in cui tutti potranno partecipare al “benessere” della collettività.

Di fronte  ad una crisi economica di questa portata, bisogna trovare la tenacia che un tempo ci ha portato a superare altri periodi bui. Il problema è che per ora ci tocca vivere, per dirla con Shumpeter, la “distruzione” aspettando la “creazione”.

 

Anna Grazia Salvino (V A): “Si tratta di ritrovare lo spirito, che, nel dopoguerra, ci ha condotto alla ricostruzione e al boom economico. Occorre ritrovare la voglia di lavorare duramente, valorizzare i giovani e le nuove idee.  È necessario che i cittadini comincino a pretendere di sapere come si spendono i soldi pubblici, togliere privilegi e rendite di posizione.  Bisogna creare le condizioni di lavoro, rilanciare il lavoro manuale e l’industria manifatturiera, risparmiare energia, rilanciare l’innovazione, formare i giovani ai mestieri del futuro. Anche l’apprendistato potrebbe andare bene, se pure con il massimo di precarietà, infatti persino l’articolo 18 può essere ignorato se si tratta di apprendisti. La crisi che viviamo è talmente disastrosa che la necessità aguzza l’ingegno, la creatività diventa un vero e proprio antidoto alla crisi, un modo per sollevare il morale e per dar fiato al conto in banca. Piccoli lavoretti per mettere qualche soldo in tasca, molte donne sfruttano le loro doti per far ciò.”

 

Ancona Simona (V A): “Si assiste ogni giorno a flussi migratori che hanno come meta l’Italia, flussi di ragazzi che non hanno più un futuro nella loro patria. Troppi agi a questi politici che altro non fanno che stare seduti e litigare tra loro. Il risultato è un’Italia che decresce economicamente, in preda a un debito che non ha fine e con un Meridione dimenticato assieme a tutte le sue risorse e ai molteplici cervelli in fuga, menti  troppo costose per un’Italia che non investe nulla per il progresso della nazione. Ecco perché si parla di patto tra generazioni, dovrebbe servire ad evitare ulteriori privilegi per pochi fortunati. Pagare la crisi è il grande problema e credo che a pagare il debito debbano essere le vecchie generazioni, i politici e tutti gli evasori che hanno tratto beneficio dal vecchio sistema. Così l’avidità non si ripresenterà. Neanche come male passeggero.”

 

Grazie ad Alessandra e Zelda per avermi passato qualcosa che io ho semplicemente postato.

Un doppio grazie alla prof.ssa Tonia Salamina per averlo concesso.

 

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