Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Ultimo dell’anno: ris(post) ad un post

Ho letto il post di Pippo.

E di botto ho pensato al Gassman di C’eravamo tanto amati (“Il futuro è passato e non ce ne siamo neanche accorti”) e al Sean Penn di This must be the place (“Passiamo senza neanche farci caso dall’età in cui diciamo farò così a quella in cui diremo è andata così”). Che non è un bel pensiero per l’ultimo dell’anno.

Poi l’ho chiuso (il post). E l’ho riaperto (ri-post) e riletto ancora.

E mi è sembrato altro.

È altro.

Non i titoli di coda.

Ma la sigla iniziale. Come quella di Supergulp (ogni generazione c’ha la propria).

Una chiamata, insomma.

Alla responsabilità individuale che si deve fare collettiva nella pratica politica. .

Perché c’è stato un prima. Che è durato quasi diciottanni: tutt’attaccati perché tanto ci è rimasto appiccicato addosso.

E c’è un durante. Che è questo momento qui.

Sospeso.

Come quello del ciclista in surplace. Fermo sui pedali. Immobile. In equilibrio.

Che aspetta solo l’istante giusto.

Per scattare.

Perché sa che, facendolo in quell’attimo lì, ma proprio quello deve essere, non un secondo prima né uno dopo, lo sa benissimo che, chi lo riprende più?

E questo post (quello di Pippo) è lì. A segnare il crinale.

A dare la scansione del tempo.

Del nostro tempo. Di tutti quelli in piedi sui pedali e pronti a scattare.

Perché c’è tanto da ricostruire (quasi un paese intero). E ci hanno insegnato che molto difficilmente capita che chi ha appiccato l’incendio sia lo stesso che poi riesce a spegnerlo.

Solitamente scappa. E non si fa più vedere.

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Un pensiero su “Ultimo dell’anno: ris(post) ad un post

  1. Il surplace ha senso se anche il tuo avversario è nella medesima condizione.Il primo che coglie l’attimo ha più probabilità di vincere.Di più ma non tutte.
    In politica il surplace è perdente in partenza.
    Oggi ho letto per caso un articolo del Giornale del gennaio 2009 che parla del pagamento del debito della DDR dopo 19 anni dalla caduta del muro.
    Chi ne parla più di quella operazione gigantesca pagata anche dall’Italia (a ns. insaputa)Eppure la bicicletta di Kohl è la stessa della Merkel,e corre ,corre ancora,corre sempre.Noi?in surplace,aspettiamo la fine dell’emergenza delegando ad un signore intelligente e molto istruito la soluzione.Purtroppo mentre questo signore corre in silenzio,noi in surplace non sappiamo se la soluzione sarà di destra o di sinistra.Forse quando coglieremo l’attimo per scattare,dovremo ricominciare daccapo.
    Per favore,cominciamo almeno a camminare velocemente e a porsi le domande giuste.

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