Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Il rilevatore di pipì

Si viveva in un mondo un po’ così. L’amica francese lo definirebbe “làllà”.

D’altronde era il tempo in cui settimanali di un certo spessore come “Il Monello” o “L’Intrepido” avevano l’ardire di vendere in quarta di copertina gli occhiali ai raggi ics per “radioscopia”, le micro-macchine fotografiche per fare gli agenti segreti (le intercettazioni di SB nascono da lì) e le scimmie di mare (no, non sto scherzando). Potete da soli capire come si doveva venire fuori.

Like a Forrest Gump, parafrasando Dylan. In fondo ingenui, E pure un po’ creduloni.

Infatti io ho sempre creduto (e ci credo pienamente ancora, nonostante tutto) al rilevatore di pipì.

Andavo a fare il corso di nuoto in piscina in un paese vicino. La piscina era sotto un enorme cupola di gomma. Una mezza palla da rugby adagiata sul terreno.

Per entrare c’era una doppia porta. Vietato aprirle tutt’e due contemporaneamente. Ti minacciavano di un risucchio che ti avrebbe portato direttamente a toccare con mano le viscere carsiche della nostra terra. Quindi ne aprivi una, facevi una fatica porca a chiuderla. Poi aprivi la seconda e ti si incollava in faccia tutto l’umido del mondo. Se c’avevi gli occhiali, non quelli a raggi ics ma quelli da miope anni 70, era finita perché ti si appannavano i televisori e ti cominciavano a pigliare per il culo appena entrato.

Vabbuò. Dicevamo. Il rilevatore di pipì.

Me l’aveva detto mia madre. Ma poi, in acqua, lo sussurravano tutti i bambini a mezza voce. Tipo segreto da loggia massonica. Un parlottare basso. Un qualcosa tipo “se ti scappa la pipì in piscina l’acqua si colora di rosso”.

Di rosso. Ed era la prima cosa che mi dava da pensare. Perché non giallo? Sarebbe stato più naturale.

Rosso. Mah.

E quindi stavo attentissimo a non far scappare neanche una goccina. Anche quando l’istruttore con la faccia da barbudos cubano ci portava sulla piattaforma da 5 metri e ci spingeva giù “per vincere la paura” diceva lui. E bravo lo stronzo che io da allora mi tuffo al massimo da un’altezza di un palmo e mezzo.  Insomma tenevo duro anche quando la strizza era altissima.

Poi è venuto un giorno in cui ero raffreddatissimo, il barbudo aveva fatto il suo dovere e mi aveva spinto dalla piattaforma e nell’entrare in acqua avevo perso il costumino. Che non riuscivo più a riprendere. Facendola breve sono andato nel pallone (sotto al pallone), mi sono impanicato perché non potevo uscire (mi vergognavo) e l’ho fatta.

Sì. L’ho fatta. M’è scappata di brutto.

E non si è colorato proprio nulla. Niente di niente. Né rosso, né giallo, né verde. Una benemerita ceppa.

Per cui ho preso coraggio e ho raccontato tutto agli altri bambini. “Ho provato io non vi preoccupate. Non succede nulla” mi pavoneggiavo.

Poi, qualche settimana dopo, ho scazzato con il barbudo: voleva insegnarmi, giustamente, lo stile libero mentre io, imperterrito volevo per sempre nuotare il dorso. E non sono andato più in piscina.

Anche perché l’acqua cominciava a non essere più tanto limpida.

 

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Un pensiero su “Il rilevatore di pipì

  1. Gera in ha detto:

    ma che bello Pepi, peccato che ci siamo conosciuti dopo. Se fossi stata con te in piscina, forse, l’avrei lasciata pure io una……
    A proposito, dove ti stai iscrivendo quest’anno? ? ?

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