Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Venerdì, trippa.

Come avevamo scritto qui, da qualche giorno è arrivata in paese, assieme all’estate, una bella lenzuolata di nuove tasse (volute da un’amministrazione che si riconosce nel partito del non-metteremo-le-mani-nelle-tasche-degli-italiani).

Vorrei tentare adesso di fare un ragionamento sulla mensa scolastica.

Il prossimo anno scolastico ogni singolo pasto (a seconda del reddito) avrà un costo che oscillerà tra i € 3,50/5,00 per la scuola dell’infanzia e i € 4,00/5,00 per la scuola primaria. Nessuna esenzione per nessuno.

Le famiglie che usufruiranno del servizio contribuiranno, con il pagamento della retta mensile, a coprire parzialmente (il 56,3%, come da D.G. n. 53 del 21/06/2011) l’intero costo previsto. Il resto (43,87%) ce lo metterà il Comune (cioè sempre noi).

Nota a margine: lo scorso anno il prezzo di ogni pasto variava, a seconda del reddito, tra i € 2,00 e i € 2,50 e la copertura del servizio era stata preventivata nella misura del 59,02%. Successivamente, a consuntivo, il risultato è stato addirittura migliore (63%) perché si è incassato più del previsto.

Cioè, quindi, tanto per fare a capirci, lo scorso anno, le famiglie hanno pagato molto meno (la metà) riuscendo a coprire il servizio in una maniera più efficiente.

Ci ritorniamo tra un po’su questo miracolo al contrario. Prima tentiamo di avventurarci in qualche calcoletto.

Indichiamo, prudenzialmente, che la famiglia media del nostro paese pagherà ogni singolo pasto € 3,50*.

Nel minuto successivo al pagamento il Comune ci ha già perso quasi € 1.

Perchè? Il motivo va ricercato nella brillantissima idea di esternalizzare tutti i servizi di riscossione tributi (Determina n. 5 del 29/01/2010) assegnando un aggio del 25% (24,66 per la precisione) alla ditta aggiudicatrice.

Eppure il pagamento della mensa (e non solo quello, per dirla tutta) non è un servizio ad alto tasso di evasione e forse sarebbe stato bene tenerselo in casa.

Ma andiamo avanti.

Impostando una semplice proporzione (3,5 : 0,563 = X : 1) otteniamo quello che dovrebbe (condizionale) essere il costo reale di ogni singolo pasto: € 6,22 (dentro questo numero c’è tutto: personale, acquisto beni, prestazione di servizi, ammortamenti, ecc.)

Il prezzo per ogni singolo pasto è stato invece appaltato al costo di € 4,04 (Determina n. 471 del 24/09/2009). Incrementando tale valore del 10% (sempre per tener conto anche delle quote relative a personale, acquisto beni, ammortamenti) arriviamo a € 4,44. Questo valore viene ribadito anche dividendo il costo totale del servizio così come viene indicato per il 2011 (€ 210.030,30) con il numero dei pasti complessivi (e reali) da fornire nell’arco dell’anno.

Dove finisce la differenza tra il costo medio ipotetico (€ 6,22) e quello derivante dai dati reali (€ 4,44)?

Tranquilli che non se lo intasca nessuno. Ma forse c’è questo tipo di ragionamento.

Io Amministrazione alzo il costo unitario del servizio ma non alzo il livello di copertura dello stesso (anzi abbiamo visto che il deficit cresce passando da una copertura reale del 2010 del 63% ad una ipotizzata per il 2011 del 56,13%).

In questa maniera però a fronte di un costo certo (€ 210.030,30) ho una evidente sottostima delle entrate.
Un po’ perché devo coprire il 25% da dare a chi riscuote il pagamento del servizio, un po’ perché potrò utilizzare un ipotetico avanzo per ripianare qualche buchetto lasciato aperto in allegria negli ultimi anni.

È politicamente corretto un atteggiamento di questo tipo? Secondo me no. È omertoso, poco trasparente, furbetto e ha pure il respiro corto.

E adesso una proposta secca, come sempre.

Apriamo un bel tavolo di confronto: associazioni, cittadini, organismi di rappresentanza, scuola e amministrazione.

Apriamo gli occhi sul panorama del nostro paese che è un pochettino cambiato dal secolo scorso.

La mensa, gli orari continuati, il tempo pieno sono forse diventati una necessità non più rinviabile anche per un paese come il nostro.

Dove non esiste più, grazie a dio, l’angelo del focolare: la figura della donna intenta, solo, ad allevare i figli e rassettare la casa in attesa del ritorno del marito dall’estenuante giornata di lavoro.

Qui le donne si fanno un mazzo come una capanna. Perché il loro carico di responsabilità è aumentato e non diminuito negli ultimi decenni: ad una piccola sottrazione (hanno ceduto alcuni pezzettini relativi alla cura della casa e dei figli) fa da controcanto un doppio segno + dovuto al loro ingresso nel mondo del lavoro.

E allora ragioniamo per bene su una rimodulazione completa dei servizi. Dei tempi e dei modi di attuazione ed erogazione. Magari scopriamo che ce ne sono di vecchi ed inutili e di nuovi e necessari.

Senza alibi e senza paraocchi.

E tariamoli finalmente a misura di famiglie del 2011.

 

(*) Nota metodologica: al fine della determinazione del costo medio di ogni singolo pasto per famiglia si è supposto che su 10 bambini:

          2 appartengono alla I fascia di reddito –> pagano € 3,50 ciascuno = € 7,00

          2 appartengono alla III fascia di reddito –> pagano € 5,00 ciascuno = € 10,00

          4 appartengono alla II fascia di reddito –> pagano € 4,00 ciascuno = € 16,00

          2 sono fratelli o sorelle di bambini già paganti –> pagano € 1,00 ciascuno = € 2,00

          Totale complessivo = € 35,00

          Media pasto = € 3,50

Non è stata considerata in questo calcolo l’incidenza della scuola primaria per:

a. irrilevanza del numero di bambini coinvolti (l’erogazione del servizio riguarda un’unica classe);

b. il costo minimo a pagare per la scuola primaria pari a € 4,00 per cui il costo medio del pasto potrebbe essere solo superiore a quello indicato.

 

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