Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Notte prima degli esami

tienanmendg51Era il 1989.

C’era appena stata Tien’anmen e molti di noi cominciarono a diventare grandi davvero.

Poi ci sarebbe stato Berlino e il suo muro.

In mezzo, un po’ spostati verso l’alto, ci furono gli esami di maturità.

Le cartucciere tramandate di cugino in cugino (con vistose chiazze di unto-sudore) diligentemente ristrette sui fianchi (ero il più magro della famiglia) dalla nonna.

Che non servirono chiaramente ad una ceppa.

La notte prima telefonate convulse. E non sui telefonini che allora erano ancora molto lontani dal venire.

Ma sul fisso di casa. Con lo squillo che metteva in allarme l’intero palazzo.

Esce qualcosa sul papa. Su Gorbaciov. Sugli yuppies. Su Pasolini.

Una ceppa.

Manzoni (su cui ripiegai) e Popper.

La mattina a scuola in auto assieme ai tre compagni.

L’auto era un Alfasud bianca con sedili in pelle marron. Rigorosamente senza autoradio.

Sì lo so, fa molto Verdone emigrante calabrese in Bianco, Rosso e Verdone.

Ma tant’è.

Si andava e manco ci si voltava indietro.

La musica di quella notte era Lullaby. C’erano i Cure.

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3 pensieri su “Notte prima degli esami

  1. martino in ha detto:

    cartucciera tramandata di cugino in cugino …eh già!
    che non è servita ad una ceppa …eh già!

  2. fiat 127 bianca, amici cistranesi, martinesi e massafresi… Leopardi! Tanti sfigatelli felici e un falso sfigato con un evidente difetto sulla schiena! L’ho toccato e m’ha portato bene! Mio cugino ‘grande’ la sera prima mi fece ascoltare una canzone dei King Crimson che a lui aveva portato fortuna e mi chiese di sceglierne una mia, -forte che dia carica- mi disse e io ne scelsi una dei Ramones Sheila is a punk rocker… azz! Una un po’ più recente?- OK, una dei Nirvana! :)))

  3. Gabriella Rinaldi in ha detto:

    Di quella maturità mi ricordo, in particolare, il secondo giorno: compito di matematica. Eravamo lì, incolonnati nel corridoio. Davanti a me c’era Anna Grazia. “Se ti arriva la copia di Gianvito, passamela”, ma Gianvito era seduto al primo banco (chissà perchè…). Tra i quattro quesiti c’era anche il teorema di Lagrange. Ci guardammo in faccia noi degli ultimi banchi: “chi cazzo è Lagrange?”

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