Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Show, don’t tell!

scrutatoriÈ passato quasi un mese. Ho atteso pazientemente che almeno uno dei giornali locali (tre!) riportasse il lamento o la notizia. Neanche il mensile forgiato al più bieco moralismo, quello che cerca di indicare all’intera popolazione la strada luminosa da seguire, sellando ora un cavallo ora un altro (senza percepire, a volte, che si tratta di somari). Nulla. Zero di zero.

Magari è qualcosa di insignificante e non degno di nota.

Ma al vostro affezionatissimo qualcuno l’ha riportato.

E io lo rimbalzo a voi. Poi tiratene le somme.

Allora, il fatto è questo.

Per le elezioni, per il secondo anno consecutivo, si è assistito alla più becera suddivisione clientelare delle nomine a scrutatori di seggio, presidenti (in sostituzione di quelli che avevano rinunciato alla nomina della Corte d’Appello) e relativi segretari (nominati dai presidenti stessi).

Tutto secondo i crismi di legge, obviously.

Ed ad ampio spettro perché la spartizione è avvenuta su chiamata diretta a tutti (ma non tutti hanno accettato) i singoli consiglieri (di maggioranza e di minoranza, in numero di due a testa) coinvolgendo anche alcuni personaggi border-line, insomma quelli che si vedono sempre razzolare attorno al palazzo municipale con un fascicolo in mano, indaffarati come se da loro dipendessero le sorti del mondo.

Il risultato è stato palese (il voto meno!). Fidanzate di, figli di, nipoti di, amici di amici di.

Mi si dirà che si è sempre fatto così. Ma non è una giustificazione. Mi aspetto di più da un’amministrazione che ha al proprio interno addirittura un assessore con delega alla Trasparenza (degli atti presumo e non che sia lui il trasparente).

Bisognerebbe avere il coraggio davvero di cambiarle le cose e non di proclamarle unicamente durante i comizi. Show! Don’t tell, direbbero gli inglesi.

Ecco quindi che “Per centrare questo obiettivo l’Amministrazione Comunale deve in primo luogo rimuovere quelle incrostazioni di trasformismo, di provincialismo e di assistenzialismo indiscriminato di inveterato clientelismo, che, attestatesi nel tempo come barriere comportamentali, hanno di fatto rallentato lo sviluppo della nostra società ed indotto non pochi cittadini allo scetticismo e all’inerzia, con conseguente mortificazione di valori, di energie, di possibilità.”

Condivido e sottoscrivo.

Ah dimenticavo. Il corsivo non è mio ma si trova a pag. 1 del programma politico amministrativo della Lista Civica Terra Nostra.

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7 pensieri su “Show, don’t tell!

  1. s’incazzano s’incazzano😉

  2. martino in ha detto:

    i chiacch’r so assè…a farin’ è picch!!

  3. C’è un trio su quei banchi avvezzo all’humour inglese. Hanno un sorriso fesso stampato sulle labbra. A proposito di farina e derivati, sembrano quel pane che si preparava in periodo pasquale con un uovo conficcato in mezzo… “ù cùrricol”?

  4. “a chiacch’r stìm bùn” dice mia nonna 😛

  5. nu wagnon in ha detto:

    L’invidia è una brutta bestia, poi se dopo c’è una sconfitta fa ancora più male!

  6. si scrive “nu uagnòn”, non “nu wagnon”, così come lo dici e senza troppa fantasia.

  7. Io farei qualche maggiore considerazione sul ‘fatto’ che si sia vinto, o si sia perso! Quello non è un traguardo (mi riferisco allo scranno), è una partenza!:/

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