Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Testamento biografico

L’articolo che segue è stato pubblicato il 1 marzo 2009 sul Sole 24 Ore a firma di Giorgio Cosmacini (Docente di Storia della Sanità e della Medicina, membro del Comitato Scientifico Vidas).

L’imbeccata è di Leo (Vania).

Il paziente di oggi, diversamente dal suo simile di mezzo secolo fa, sa che la medicina mette a sua disposizione grandi risorse, che egli carica di attese e anche di pretese, basate le une sui bisogni, le
altre sui diritti. Tra questi c’è il diritto di sapere e di porre regole e limiti all’atto medico. Il punto di svolta del rapporto medico-paziente è il grande rilievo assunto, nei confronti della passata benevolenza del medico (talora o sovente condita di autoritarismo più o meno “dolce”), dall’attuale autonomia del paziente.

Si tratta di un fattore mutante, fondato – come è noto – sul cosiddetto “consenso informato”.
Il consenso informato è quello dato dal paziente e ottenuto dal medico dopo l’assolvimento da parte di questi di un rapporto globale, tecnico e umano. Non è quello dato e ottenuto con prassi di routine, tramite frettolosa richiesta di una firma e altrettanto affrettata apposizione della medesima.

Il consenso informato è un atto etico, non burocratico, finalizzato alla tutela dei bisogni e dei diritti del paziente, non all’autotutela di una tendenza o tentazione professionale preoccupata dell’eventuale contenzioso giudiziario.

A maggior ragione, l’atto con cui il paziente in fieri (tutti lo siamo) dà disposizioni sulla propria fine è un atto non burocratico, ma etico. Esso concerne non solo o non tanto l’organismo, oggetto
della biologia, ma anche o soprattutto la persona, la quale è un soggetto la cui natura è intrecciata alla storia, alla sua storia di vita. Coinvolta in tale atto è sì la biologia, ma anche o soprattutto una
biografia. Per questo l’atto medesimo dovrebbe essere detto, a mio avviso, testamento biografico, con accezione più ampia, affrancata da riduzionismo biologico.

Una mutazione soltanto lessicale? La proposta di cambiare la dizione è stata formulata da chi scrive all’Università del Tempo Libero di Corsico (Milano), a una platea di persone anagraficamente vicina all’età che la biometria indica corrispondere all’odierna vita media (aspettativa di vita alla nascita). E’ stata accolta da unanime consenso (informato). Nella terra di nessuno, ma di tutti, che intercorre tra la vita e la morte, il transito non è soltanto quello governato dalle leggi della bio-tanatologica; è anche un trapasso che fa non un cadavere, ma un defunto, il cui lascito testamentario non può essere oggetto di biolitigio. Il “testamento biografico” va rispettato, non eluso o impugnato.
Se lo fosse, colui che lo ha lasciato, disponendo in tal modo della propria eredità di affetti, poca gioia avrebbe nell’urna.

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Un pensiero su “Testamento biografico

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