Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Le scarpe buone

Quando la tv privata voleva dire Capodistria, quando l’espressino era ancora lontano dall’essere scoperto, quando la rucola la si raccoglieva selvatica nei campi, quando i numeri dei giocatori di calcio andavano imprescindibilmente dall’1 all’11 (io avevo la maglia della juve con il numero 11 cucito alla rovescia), quando la 500 era la 500, quando Bella Ciao la si cantava in classe senza che la maestra fosse accusata di essere comunista, quando a merenda ti veniva consegnata una bella focaccina oleosa, quando la raccolta di figurine Panini era il significante dell’inverno, quando c’era tutto questo, c’erano anche solo due paia di scarpe.Uno per “tutti i giorni” e l’altro, conservato come reliquia nel tabernacolo, per le sante domeniche.

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3 pensieri su “Le scarpe buone

  1. plè in ha detto:

    che bellooooooo
    che me lo scrivi sul blog…che è successo in questo mese..che non so cosa dire…
    che bello…che bello…

  2. Alessio in ha detto:

    ci siamo dimenticati delle pastarelle che ci comprava la nonna, che erano cannolo, ventaglio o occhio di bue…

  3. io le focacce oleose le mangio ancora. ma sono meno gommose e più basse-

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