Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Cuore di cuoio

Il campo dove ci si ritrovava a giocare a pallone era incastrato tra due palazzi come tra le valve di una cozza.

Il campo aveva una forma strana.

L.

Lungo il lato lungo correvano una serie di rimesse scardinate dalle pallonate mentre il lato corto formava un’appendice perfetta per i tiri d’angolo e gli svolazzi sulla fascia.

Il campo era chiaramente in pendenza: non c’era verso di tirare un calcio da fermo senza palla in movimento.

Un piccolo muro di cinta costeggiava il lato corto. Dietro, un giardino con qualche pomodoro coltivato e la stazione dei carabinieri.

Da qui si affacciavano 4 finestre. Due al piano terra, ed erano gli uffici. Due al primo piano. Una, sempre aperta, era la camerata dei militari, l’altra con le sbarre spesse davanti, sempre chiusa, era la camera di sicurezza.

Il campo si animava alle tre di pomeriggio, raggiungeva la sua massima capienza verso le 5, gli ultimi andavano via quando ormai era buio pesto ed il pallone era diventato una semplice idea da inseguire.

Una notte c’è stato un po’ di trambusto in paese. A scuola qualcuno aveva detto che c’era stata una sparatoria in piazza (io di sparatorie ne ricordavo due. La prima per una rapina alla Cassa Rurale. Bilancio: una grondaia crivellata. La seconda per una rapina al Banco di Napoli, sotto casa di mia nonna, dove il comandante dei vigili urbani era riuscito nell’ordine: ad intimare l’alt, colpire una macchina in sosta e conseguentemente procurarsi una ferita alla mano per errata impugnatura della pistola, svenire alla vista del suo stesso sangue).

Il pomeriggio al campo non si parlava d’altro e le voci che giravano erano le più disparate. C’era la gara a chi la sparava più grossa avvalendosi delle fonti più improbabili. Poi è arrivato il pallone ed ha spazzato tutto come una mareggiata. Si sono buttate le squadre, aiutato a scaricare dal camion dello spaccio le damigiane di vino per liberare prima il campo, atteso il passaggio di Don Antonio (un avvocato del paese uscito pazzo che non amando attraversare le strade si faceva ripa-ripa tutto il campo interrompendo la partita).

Poi, al grado zero del pomeriggio, un rigore. L’attaccante e il portiere. Uno di fronte all’altro. Il pallone in mezzo. La porta sotto il lato corto.

Un attimo prima del tiro un sussurro. “A destra, buttati a destra”. La finestra al secondo piano, quella con le sbarre, socchiusa. Solo due occhi e il fumo di una sigaretta.

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5 pensieri su “Cuore di cuoio

  1. sembra un pezzo degli offlaga…

  2. Alessio in ha detto:

    Minchia che offesa.
    Io non me lo sarei mai fatto dire.
    Vabbè può non piacere il post, ma da qua all’insulto ce ne passa…
    E dall’insulto all’indulto è solo un luogo di culto.

  3. Hammiratrice in ha detto:

    Come sei originale Alessio, leggo questo blog solo per leggermi i tuoi commenti, sai?

  4. Alessio in ha detto:

    Cara Hammiratrice mi lusingi e mi fai sentire himportante.

  5. Hammiratrice in ha detto:

    Lo sapevo che hera quello che volevi sentirti dire…

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