Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

Milano. Piazza Risorgimento. 15 giugno 2006: h. 1.00 a.m

Notte bella questa qui. Dalle finestre del quinto piano del palazzo in cui mi trovo ora vedo luna e luci.

Niente stelle.

Solo luna e luci.

Luna come abat-jour sospesa accesa: alta.

Luci come arterie, maglie di rete, solchi su terreno: aratura fresca per nuova semina stagionale: rotazione di colori come colture.

E io nel mezzo: il quinto piano del palazzo mi permette una visione altra e alta. Diversa. Solitamente sono corpo tra corpi, abituato a guardare da vicino le cose. La miopiamia è così pura forma difensiva, torre di avvistamento saracena: immagini in formazione davanti alla retina. Non sulla, non dietro. Un soffio prima: prima che possano invadermi.

Ma adesso, da queste finestre di questo palazzo, ho solo punti in lontananza. Non stelle che qui a Milano sono puro atto di fede nel creatore.

Ne scelgo uno di quei punti che lo so che è il mio. Adesso è solo strada da percorrere, intervallo di tempo da coprire. È un attimo di felicità. Insensato quindi sincero. Quando è stato l’ultimo? Non lo ricordo più. Forse perché è passato molto tempo, forse perché sono sempre così rapidi che la memoria tende a non fissarli: scrittura su acqua.

Consapevolezza nuova ma di taglio conosciuto: un bel vestito tenuto in armadio e adesso, improvvisamente, tornato di moda.

In basso asfaltano una piazza intera. Bitume nero che si fa pieno, fumo che sale, rullo che spiana. Una lavagna pronta all’uso. Chiudo la finestra, scendo per strada e fisso chimicamente il mio attimo lì. In piazza Risorgimento. Per semplice e lieve compressione. Orma come elemento per la costruzione di una icnologia dell’anima.

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11 pensieri su “Milano. Piazza Risorgimento. 15 giugno 2006: h. 1.00 a.m

  1. Quando ogni luce è spenta
    e non vedo che i miei pensieri,
    un’Eva mi mette sugli occhi
    la tela dei paradisi perduti

  2. …alla faccia di chi metterebbe i sampietrini ovunque

  3. Alessio in ha detto:

    Io metterei icnologia ovunque…

  4. secondo me solo chi non è di milano la capisce davvero.

  5. frà/plèstanca in ha detto:

    il fatto…
    c’è un fatto?vabbè…è che leggerti. e ti leggo ora da un pò…nel senso che ho aspettato per ammetterlo…leggerti mi fa provare una sensazione così bella. così bella da essere dolorosa.

    punto.

  6. lu in ha detto:

    anche a me piace leggerti. molto.

  7. Femmina in ha detto:

    A me piacerebbe leggerti in braille

  8. alex in ha detto:

    artistello da poche lire che si arroga il diritto di “poetizzare”….vi siete un pò montati la testa con questi blog, non credete???

  9. Anonimo in ha detto:

    minchia! ma chi è alex?
    alex drastico?

  10. Giacomo Leopardato in ha detto:

    Te l’avevo detto io di non scrivere prima di prendere la licenza poetica! Se prendi il foglio rosa ti faccio scrivere io e poi firmi col mio nome, così non ti dice più niente nessuno…

  11. Alessio in ha detto:

    Bella sta storia del diritto di poetizzare.
    Bravo Alex.
    Ti meriti una frase in euskera: zoas etxera, nazkagarri.

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