Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

L’andare che conduce a se stesso

3 C’è che andando in bici a Milano in una tiepida sera di inzio primavera, forse la prima sera di primavera qui, cominciano a far bella mostra sotto ai tuoi occhi figure vecchie e nuove, perse o mai viste. La posizione in bici è sempre la stessa, insomma. Le strade che solitamente giri si continuano a chiamare nello stesso modo. Forse tutto imbacuccato d’inverno non riuscivi a scorgere il particolare concentrato com’eri a scansare rotaie del tram, auto, motorini e una goccia via l’altra. O forse quel particolare si celava solo per farsi trovare quando tu saresti stato pronto riconoscerlo.

La chiusura dei cerchi. Il mio costante assillo.

Quando finirono il primo giro, Ultimo si ritrovò davanti ad una vetrina che aveva già visto, e che mai si sarebbe aspettato di rivedere in vita sua. Ne rimase stupefatto. Avevano camminato senza pensare, come fanno quelli che si perdono: ma la città li aveva riportati lì, come un cane pastore. (…) Forse era la nebbia, o le storie di suo padre ma gli venne da pensare che se avessero proseguito così, per ore, alla fine sarebbero scomparsi. Sarebbero stati deglutiti dai loro passi. Perché di solito camminare è sommare dei passi, ma quello che loro stavano facendo, lì, era sottrarli, in un calcolo esatto che periodicamente portava allo zero. Pensò alla purezza, indiscutibile, di quel cammino alla rovescia. E per la prima volta, seppur in modo confuso, intuì che ogni movimento tende all’immobilità, e che è bello solo l’andare che conduce a se stesso.”

Non sarà un caso che sono cresciuto a Locorotondo (5 O nel nome….), paese a pianta circolare, in cui l’unico centro d’aggregazione era per me la villa comunale (circolare…). Poi Coimbra con il suo imbuto, con i suoi giri concentrici sempre più fitti, con il suo saliscendi continuo che ti riportano sempre in rua josè de almeida (lì c’era un cuore), adesso Milano, solo cerchie, quella dei navigli, quelle stranamente attribuite ai bus (il giro del 29-30, quello della 90-91 o della 94), con i suoi palazzi austeri che all’interno contengono piccoli pozzi (circolari) che sono gemme (vista dall’alto la citta è solo somma di cilindri vuoti: gira su se stessa).

Adesso quel particolare mi chiude l’ennesima vuelta. Quel particolare è il mio albero, quello che trovo sotto casa. Fiorisce il primo aprile: non è uno scherzo ma la sola cosa che mi conosce.

Chi riconosce l’autore del brano in corsivo (che è un omaggio ad un’amica che non ho mai visto) vince una re-re.

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8 pensieri su “L’andare che conduce a se stesso

  1. gianni vattimo in ha detto:

    Alessandro Baricco, “Questa storia”.

  2. A.Mussolini in ha detto:

    Ah Vattimo ma fatte un giro cò Luxuria.
    Mejo fascista che frocio.

  3. plè in ha detto:

    eccomi.
    Baricco.

    sono arrivata dopo Vattimo. quindi non vinco niente ma sorrido lo stesso…

    io e il mio vestito primaverile ringraziamo:)

  4. Miriam in ha detto:

    sono arrivata dopo vattimo e pie’, quindi e’ inutile pure che te lo dico.

  5. Tutti furbi in ha detto:

    Eh si, io arrivo dopo tutti, ma la sapevo, ammazza se la sapevo, e se non la sapevo usavo il 50 e 50, al limite la chiamata a casa, ma l’aiuto del pubblico no, quello no.

  6. Susanna Tamarra in ha detto:

    Pepecchio, ma tu davvero leggi ancora Baricco?

  7. Alex Baricco in ha detto:

    Cara Susanna, ci conosciamo da un sacco di tempo (ti ricordi le trasferte insieme per vedere la juve di Maifredi con la mia alfasud sport?). Ma tu continui a covare invidia nei miei confronti dal momento che tu non riesci più a pubblicare neanche per le Edizioni Paoline. Ti allungo il calumet della pace: ho 2 biglietti per il ritorno della partita di cempinonlì (copyright Biscardi). Ritorniamo in curva. Insieme. Come una volta.

  8. Susanna Tamarra in ha detto:

    Guarda che, non è per sottolineare il coltello nella piega, ma il mio bestseller dal titolo “va, dove ti porta il cuore”, sottotitolo “purchè non torni più”, ha venduto più di quei quattro libbriccini messi insieme che hai scritto tu, copiando di qua e di là, luoghi comuni, stereotipi, che ti credi un giovane letterato cool ma sei solo un opportunista che sfrutta l’gnoranza della massa.
    Io sono la vera e unica grande scrittrice italiana degli ultimi trenta/quaranta e cinquanta anni. Altrochè. E non lo dico solo io, ma anche la mia mamma.
    Io ho anche una rubrica su famiglia cristiana, che mi legge pure il papa. A te chi ti legge, se non gli sfigati?
    Ah, il calumet lo prendo giusto per fare due tiri a qualcosa (spero almeno che c’hai messo la rrobba bbuona) però in curva non ci vengo perchè dopo la batosta di highbury te li vai a vedere te quei quattro stronzetti senza cuore nè carattere.
    A presto.

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