Pepecchio

Lo spirito sfranto dei tempi

La classe operaia va da Anto & Giusy

ClasseSole su Milano stamattina. Sveglia, colazione, doccia e scappo in ufficio con una sigaretta tra le labbra. Appena il tempo di dare un’occhiata alla posta che mi chiama Luciano: dobbiamo andare a farci un giro all’impianto di depurazione di Sesto San Giovanni (problemi di puzza, sembra). Prendo la bici e in 10 minuti lo raggiungo dalle parti della stazione centrale.

In macchina filati fino a Sesto.

Ho portato la macchina fotografica così posso poi guardarmi con calma alcuni particolari delle vasche. Giro per l’impianto assieme ad Emiliano, che lavora lì da 20 anni. All’una abbiamo finito ma ci invitano a pranzare con loro: impossibile rifiutare, Emiliano s’incazza ed è pure interista.

Dieci minuti a piedi ed arriviamo in via dei Partigiani dove c’è la loro trattoria.

Apro la porta: alle spalle mi lascio Milano, davanti mi ritrovo una gigantografia del Che.

Ci saranno già un centinaio di persone qui dentro: tutti attorno ad una tavolata unica che si snoda come un serpente all’interno dello stanzone. L’orologio con la reclame del cynar scandisce il tempo: rassicurante.

Siamo nuovi qui dentro per cui i vicini di sedia ci mettono poco tempo a chiederci cosa ci facciamo da quelle parti. Ma le nostre storie sono poco interessanti rispetto alle loro. Da queste parti ci sono stati gli scioperi del 1944, negli anni ’60 e ’70 erano in decine di migliaia a lavorare da queste parti alla Falck, alla Breda: di trattorie come quella di Anto & Giusy ne era piena Sesto.

Poi gli operai sono spariti: dai giornali, dalle televisioni ed anche dai discorsi delle persone. Però riapri una porta e sono ancora lì: bellissimi. Con la barba sfatta e i maglioni blu, con il piattone di trippa e il mezzo rosso accanto. A 3 km da qui altra gente (sì gente, non persone) si serve un carpaccio con rucola sorseggiando una diet coke.

“Cosa prendi?” mi chiede gentilmente la Giusy. “Va benissimo la trippa, grazie”.

Navigazione ad articolo singolo

13 pensieri su “La classe operaia va da Anto & Giusy

  1. Evaristo Ciorra in ha detto:

    Ma perchè, io che ho mangiato carpaccio con rucola sorseggiando una diet coke, sono gente e non persona?

  2. Uto Ughi in ha detto:

    Con quel nome come ti definiresti??

  3. Evaristo Ciorra in ha detto:

    La mia storia. Di Evaristo Ciorra.

    Sono nato 39 anni fa in un paesino a 180 km da Buenos Aires, i miei genitori avevano attraversato l’oceano, provenienti da Bagnara Calabra. Non facevano parte degli emigranti con la valigia di cartone e lo spago, ma non nuotavamo nell’oro. Infanzia double face, come può essere un’infanzia in uno sperduto paesino in Argentina (niente lussi, nulla è facile, ma tutto è musica). Adolescenza noiosa, quando cresci in un paesino è il momento in cui ti comincia ad andare stretto.
    A 19 anni inizio a lavorare con mio padre, tutti i giorni sul trattore, nulla di epico, ma neanche patetico.
    A 28 anni dopo un matrimonio finito male con la mia novia di sempre, Caterina, decido di tornare nel Paese dei miei genitori.
    Ma Bagnara Calabra non è poi così meglio di un paesino a 180 km da Buenos Aires, salgo su un treno che va a Milano, mio cugino vive nella metropoli.
    Inizio a lavorare come cameriere e dopo 5 anni di alzatacce e settimane lavorative da 7 giorni su 7, tra mille peripezie riesco ad aprire un locale mio, a Milano, in Italia.
    Ora, sono qui seduto al tavolo del mio Don Juan, in V.le Bligny, gustandomi un ottimo carpaccio con rucola (la nostra carne è solo di prima qualità) sorseggiando una diet coke (perché la cocacola mi piace, ma tendo all’ingrasso), perché non posso essere una persona anche io????

  4. Riccardo Muti in ha detto:

    Ti sei tradito con il “double face”. Sei riccardino fuffolo.

  5. Uto in ha detto:

    Mi sono commosso.
    Ti chiedo scusa.
    Sono un animale.

  6. Alessio in ha detto:

    Grande Evaristo!
    Fatte sentì.
    Pure a me ma piace magnà er carpaccio co à rughetta e nun capisco che cce stà dde male.
    Evaristo si tte candidi all’elezioni te voto sicuro.
    Vota Ciorra!

  7. Alysia in ha detto:

    Evaristo ti amo. Scusami Alessio

  8. pepecchio in ha detto:

    a questo punto mi tocca intervenire per puntualizzare visto l’entità del riscontro mediatico ottenuto con il post.
    Carpaccio e rucole erano un piatto simbolo della Milano da bere degli anni ’80: tutto qui. Un po’ come l’amaro Ramazzoti (preferisco la Sambuca) o il Craxi che riceveva le tangenti nel suo ufficio in piazza Duomo.
    Solo un simbolo.
    Chiedo scusa ad Evaristo se csualmente ho beccato i suoi piatti preferiti. Io lo conosco bene: ci vediamo al turnè ogni mercoledì.

  9. Miriam in ha detto:

    Tesoro lo sai che ti voglio bene, ma secondo me ci sono un po’ troppi cliche in questa tua storia.

  10. pepecchio in ha detto:

    Più cliches, meno toupet

  11. Anonimo in ha detto:

    clichè per tutti!!!

  12. Alessio in ha detto:

    Dubbi esistenziali:
    Meglio un clichè oggi o un bignè domani?
    Meglio un bignè domani o un bligny dopodomani?
    Meglio un bligny dopodomani o un vichy oggi?
    Meglio un clichè o un cachet?
    Meglio un clichè o un bidet?

  13. Miriam in ha detto:

    Io voto il bidet visto che qui negli Stati Uniti non c’e’…

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: